Sapevo che questo momento sarebbe giunto. Un momento che rimandavo, sinceramente; ma non mi è possibile fare un “raccoglitore” dei miei film preferiti e non includere tutta la filmografia di Kubrick. Il maestro, il sogno, il vero.
Non parliamo solo di un film, non solo di Arte. “2001: Odissea nello spazio” è la profezia dolente dell’ uomo che distrugge se stesso, della Natura che eterna segue i suoi cicli e prescinde dal singolo uomo e dalla sua eccezionalità. La macchina non è semplicemente “il male”, la macchina siamo noi, stretti nel nostro codice binario si-no, ipertecnologici eppure al servizio di altri, anche se sembra che siamo noi a comandare.
HAL 9000 va in crisi, in crisi perchè ha un segreto da custodire che va oltre il suo codice binario e regredisce allo stadio infantile (dopo aver ucciso quattro uomini).


La colonna sonora è magistrale, perfetta, accompagna l’uomo dalla sua nascita alla morte alla rinascita. Curatissima, da non- credere, nei non-silenzi dell’ astronave che stride con il silenzio puro, il non-suono dello spazio nero. La fotografia è perfetta, cos’ altro potrei dire? I colori che si mescolano nei toni neutri, i colori che simboleggiano ancora una volta i colori della nascita e della morte. L’uomo che rimbalza e spicca nella sua solitudine, il rosso dell’ occhio di HAL. Il blu nero del vuoto cosmico, del nostro vuoto interiore.


Cadere nel profondo.