Gli Avengers sono in guai seri:  Tony Stark (il playboy, miliardario, filantropo) stavolta l’ha combinata grossa, e per sete di scoperta scientifica ha scatenato Ultron, un’intelligenza artificiale senziente che, al contrario di quello che pensava, non ha progetti pacifici per il pianeta Terra. Sul teatro di uno scontro non semplicemente tra buoni e cattivi, ma piuttosto tra uomo e i frutti della sua avidità di scoperta, si snodano le vicende della guerra e dell’amore.

In questo episodio l’amore sembra avere uno dei posti centrali, non solo per la storia quasi centrale tra Vedova Nera e Hulk, ma anche perché si vede la “normofamiglia” di Occhio di Falco e perché si accenna alle relazioni a distanza di Thor e a quella di Tony. Vengono dunque analizzati più da vicino i rapporti sentimentali dei superuomini umanizzati a tal punto da avere, ovviamente, ancora più problemi degli essere umani normali. Insomma, puoi anche essere Chris Hemsworth o Scarlett Jonhasson e saper uccidere un uomo adulto con i soli muscoli dell’interno coscia (hai voglia a fare swat), ma la sfiga amorosa ti colpirà. Potentissima.

In questa sete da blockbuster con la storia d’amore a tutti i costi, il film si vizia di qualcosa di peggio: la battuta a tutti i costi. Insomma, non possiamo goderci una super scena di botte da orbi che dobbiamo sorbirci almeno quattro battute a effetto super simpaticone che spezzano il flusso emotivo. Tutti sono brillanti, soprattutto gli sceneggiatori, che per altro si sono macchiati di un paio di freddure che manco il mio amico Salvatore sul sistema elettorale italiano. Non dobbiamo giustificare la pura azione, signori miei, stiamo vedendo un film dei supereroi, mica Woody Allen, quindi basta parlare e famose male. Prendiamo esempio da Bud Spencer e Terence Hill: musica a palla con il banjo e boom e badabam; poi avete anche Danny Elfman che controlla la colonna sonora, quindi basta fare i tirchi e facciamogliela comporre pure che quell’uomo sì che sa come far risuonare i corni di guerra nel dolby surround.

Un altro elemento che m’affascina sempre molto è la trasposizione da fumetto a film, ovvero: che cosa avranno in mente quelli della Marvel? Quale sarà il prossimo film? Si sa che le vie degli adattamenti cinematografici sono infinite, e perciò dopo ben tre apparizioni – perlopiù nei teaser a fine film – siamo tutti sicuri della presenza di Thanos (quella specie di orco viola/rosso) che colleziona le Gemme dell’Infinito, e di queste benedette gemme ne abbiamo viste già quattro: una (il Tesseract) è custodita dagli ad Asgard, l’altra (che era nello scettro di Loki) ora è “incastonata” nella testa del nuovo membro degli Avengers Visione, una terza è stata consegnata al misterioso Collezionista nel finale di Thor: Dark World e infine un’altra l’abbiamo vista in I Guardiani della Galassia. Mi viene da pensare che Avengers 3 sarà una specie di fusion/crossover tra Avengers e i Guardiani della Galassia appunto, un mash up nel mondo Marvel. Del resto hanno fatto perire Quicksilver e fatto vedere le nuove leve, quindi tutto è possibile nelle loro menti malate.

Un film piacevole e divertente, ma che risente della sete d’incassi. Si dovrebbe fare un passo indietro e affidare questi prodotti con così tante possibilità di budget a veri e propri registi, come nell’operazione del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, dove lo spirito del fumetto è intatto, ma raccontato secondo la sensibilità e i mondi onirici di una mente autonoma e critica, di un artista che possa restituirci qualcosa di più di due ore – fatte un po’ male – d’intrattenimento. Il fumetto non è materiale economico, è un prodotto culturale altissimo che fa sognare, racconta il nostri limiti e delinea le nostre aspirazioni come genere umano.

 

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