In lontananza si sentono dei campanelli suonare. Il suono si fa sempre più intenso e una carrozza trainata da due cavalli appare nel nostro campo visivo. Una coppia giovane si bacia avidamente, ma quando lui fa delle avances, lei si ritira con freddezza, negandosi. Le cose precipitano: da parole d’amore a parole d’odio, insulti, violenza. Lui la trascina per i capelli lungo il bosco autunnale, gridandole contro sul suo pianto soffocato. Arrivati in una radura la lega a un grande albero e inizia a farla frustare dai due cocchieri. Lei si dimena, piange, la pelle nuda che si staglia, bianchissima, contro i colori caldi e scuri del bosco, quando lui concede agli sconosciuti di possederla. Di possedere sua moglie.
Lo stacco è violento quando figurativamente riapriamo gli occhi e realizziamo che è solo un sogno della bellissima Severine, frigida sadomasochista. Descriverla così, però, è riduttivo – mentre volge il suo sguardo freddo e magnifico al suo giovane marito, che dorme in un letto separato dal suo seppur nella stessa camera.

-Cosa stavi pensando?
-Sognavo di te.

Il capolavoro di Bunuel è un film surreale e potente, che analizza la società borghese perbenista e benpensante dove, Severine – dal nome così altamente simbolico – dichiarata(si) frigida, in verità ha una carne ben più che bollente nelle sue fantasie estreme e sadomaso. C’è qualcosa che le impedisce di parlarne al marito, di condividere con lui la sua sessualità, giungendo, così, a una scissione di sé. Moglie fredda di notte, prostituta dei quartieri alti con la passione per l’umiliazione di pomeriggio.
La divisione dei ruoli di Severine è, però, solo un pretesto: riflette, infatti, la rigida divisione che la società borghese fa dei ruoli delle donne catalogandole o come sante o come puttane, non riuscendo a concepire la complessità dell’animo ( e anche, e soprattutto, dell’erotismo) femminile. Il montaggio suggerisce e avvalora quest’interpretazione montando asincronicamente il momento in cui Severine va dalla maitresse Anaïs al momento in cui, undicenne, rifiuta il sacramento della comunione. Vi è una divisione nettissima tra la purezza e l’immoralità, che si riflette anche nel desiderio sessuale che nutre l’amico di suo marito per lei il quale, una volta scoperta la sua doppia vita, la rifiuta perché non più “pura”, appunto.
Il sesso coniugale è costellato dalla paura; una paura che il marito legge come di darsi, ma che invece è una paura a donarsi, a mostrarsi veramente a lui. La donna ama il marito, prostituirsi non è un atto di tradimento di lui, ma di fedeltà a se stessa. Il sogni erotici di lei, infatti hanno sempre come protagonista il suo uomo, la cui divisione dei ruoli borghesi, impedisce il divenirne l’effettiva complice.

La dimensione del sogno e della realtà dividono in un doppio binario narrativo la storia. Il sogno sfuma i suoi contorni con il vero, apparendo vivido, tangibile. Solo da una cosa siamo in grado di distinguerlo da cio che, invece, è: il rumore dei campanelli. Le campane simbolicamente richiamano l’attenzione e il ricordo degli eventi. Nell’antichità l’oggetto delle campane e dei campanelli è legato alla rivelazione della verità; inoltre, nell’interpretazione classica dei sogni, ascoltare il suono dei campanelli nei sogni si collega alla scoperta di sé, all’introspezione. Una scoperta non facile, una scoperta suggerita dall’inconscio e di cui abbiamo paura. Allo stesso modo Severine è spaventata da ciò che desidera e piena di senso di colpa.
Un altro elemento onirico di grande valore simbolico è l’ambientazione sempre autunnale: il colore marrone è il colore della soddisfazione sessuale e della liberazione dall’oppressione.

La risoluzione violenta della storia, preannunciata dal regista in piccoli dettagli non difficilmente ravvisabili, sembra spezzare laroutine di Severine che appare finalmente libera dal quello che vive come un dovere verso il marito, ma Bunuel, in un finale surreale e significativo, unisce gli estremi in un cerchio narrativo. Nulla è cambiato per la donna borghese: è sempre intrappolata tra ciò che deve essere e quello che vuole essere. Severine è come il fiore da cui prende il nome d’arte: sboccia solo di giorno, tra le due e le cinque.

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