Don è un dongiovanni, la sua vita ha da un pezzo svoltato l’angolo e lui è ancora stretto in una vita adolescenziale tra la tv che ronza e il pigiama fino a tardo pomeriggio, solo. Anche la sua ultima fiamma l’ha lasciato esasperata da quell’uomo che semplicemente nella vita ha scelto di non scegliere. Un giorno, però, arriva una misteriosa lettera rosa che comunica a Don che, vent’anni fa, ha avuto un figlio. Si tratta di un messaggio destabilizzante, forse la miccia per cambiare vita. Così la pensa l’amico Winston, detective dilettante e lo esorta a mettersi sulle tracce di questo fantomatico figlio.

Jim Jamursh riesce a confezionare un on the road americano e malinconico, diverso e unico eppure carico della lunga tradizione cinematografica del suo genere. L’esperienza paterna diviene un viaggio nel cuore della solitudine senza meta americana e Jamursh segue con una decadenza romantica il suo personaggio, interpretato da un Bill Murray nella sua migliore interpretazione. La sceneggiatura è aspra ed esilarante, i tempi si straziano ed esaltano nel fil rouge ormai perduto dell’uomo ormai anziano. Un figlio basta a dar senso a una vita? Un carosello di personaggi indimenticabili, dove il sogno americano di Woody Allen è andato del tutto a male, e Jamursh sa raccontarlo con una forza che appare, solo in superficie, placida maestro del non detto e signore dell’inquadratura che ti arriva allo stomaco.

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