Due bambini litigano e si picchiano. I genitori di uno vanno cordialmente a parlare a casa dei genitori dell’altro. Per chiarire. L’intero film è girato tra le mura domestiche dove i grandi affronteranno la questione come fanno i grandi, da adulti, ecco.

Il film, dall’ambientazione claustrofobica, gode di una regia placida, sinuosa, che lambisce e penetra l’animo umano e lo osserva senza deformarlo: la natura umana e la sua apparenza, stretta dietro sciarpe costose o magliette di Kurt Cobain di animali vestiti da uomini. La fotografia elegante di Pawel Edelman, puntualizza e sottolinea l’esteriorità, i dettagli che compongono la maschera che portiamo, che veste abitudini e passioni, in oggetti che ci rendono chi siamo. Allo sesso modo sono di gran significato i luoghi occupati dai protagonisti: divani che diventano roccaforti, una sedia davanti al computer che costringe gli altri costretti a rimanere in piedi, alle nostre spalle, diviene in questo lo scranno del “sapiente”. L’arrdamento della stanza è così ben più che scenografia, ma configura spazi interiori, divisioni, posizioni, incomunicabilità. Allo stesso modo cambia anche come i personaggi occupano questi spazi: le posture su tappeti e poltrone raccontando i mutamenti delle posizioni – non solo fisiche – degli attori nei confronti degli altri.

Il film, girato tutto al chiuso, si sorregge titanico sulla sceneggiatura perfetta e tagliente di Roman Polansky e Yasmina Reza (autrice dell’omonimo libro) e sui suoi quattro personaggi grazie a quattro interpreti di grande caratura: Jodie Foster, Kate Winslet,Christoph Waltz e John C. Reilly. Un film potentissimo, denso e sferzante, un film che nella sua risoluzione semplice quanto geniale ci lascia esausti nella nostra pelle di adulti.

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