Nel 1970 Victor nasce su un autobus di linea a Madrid, in una Madrid molto diversa da quella di oggi. Vent’anni dopo Victor si trova per quelle strade ad implorare e pretendere l’attenzione della bellissima Helena, strafatta e dimentica della relazione con il ragazzo. é un attimo, una serie di coincidenze e bestemmie e ci si ritrova con due poliziotti, Helena in lacrime e Victor in prigione. Sei anni rubati, sei anni spesi nel pensiero di lei.

Almodovar costruisce una struttura a cerchio dove ogni personaggio si lega e scopa con l’altro tra gelosie, ossessioni, amore, dolcezza, violenza. Riesce a raccontare i mille volti dell’amore con soli cinque personaggi dalle percosse all’attesa. Tutto con una regia elegantissima e senza pudore, che raggiunge l’apice nella scena d’amore tra Victor ed Helena, morbosa, appassionata, coinvolgente. I corpi non sono più loro: l’immagine è arte in una composizione scultorea e marmorea. Mi è sembrato di vedere il tenero abbraccio tra Amore e Psiche in quella stretta elegante e voluttuosa tra Victor ed Helena. Tutto si supporta con le grandi interpretazioni di Javier Bardem (giovanissimo) e una sensualissima Francesca Neri.

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