Therese è una commessa nei grandi magazzini, nel reparto giocattoli. Non vuole indossare l’infeltrito regalo della direzione, un cappello di natale rosso, e i suoi occhi sono bassi, salvo attraversare la camera solcando il reparto affollato da persone che acquistano. Therese è immobile. Sia nell’inquadratura che nella sua vita, con un fidanzato che vuole sposarla e il fratello di lui che vuole baciarla. Nella folla frenetica, il suo sguardo s’incastra in quello voluttuoso ed elegante di Carol e s’impiglia e si sfalda come una sciarpa di lana impigliata in un ramo. Il vento che soffia non può sciogliere il nodo, anzi lo rende più strettamente avvinto.
Carol mi ha conquistato come un vero amore, attraverso una fotografia elegante e dai toni pastellati che si spingono negli accessi di un rosso e nell’indomita fierezza di un verde, per languire ed esaltarsi nei neri delle oscurità. Il racconto dell’omosessualità in una NewYork innevata, stretta dai pregiudizi, nel tempo in cui amare qualcuno del tuo stesso sesso era definito un disturbo sociopatico. Così Carol e Therese percorrono il sentiero di chi si ama, un po’ mostrandosi, un po’ celandosi, correndo, fermandosi, nascondendosi e infine lanciandosi negli occhi di tutti. Di una bellezza accecante e di una narratività delicata ma potente – esaltata dalla finta soggettiva con cui viene raccontata la storia, dallo sguardo di Therese – , la vicenda si brucia davanti i nostri occhi in adorazione, in interpretazioni solide di Rooney Mara eCate Blanchett.

Therese e Carol fuggono verso ovest come Thelma&Louise ma profondamente diverse da quest’ultime. Il tema del viaggio è la forza promotrice della ricerca di un angolo di felicità ed entrambe le coppie affrontano la brutale oppressione della società e dell’uomo, ma le prime viaggiano con una libertà diversa. SebbeneThelma&Luoise sia ambientato ben dopo Carol, in quest’ultimo sono i sentimenti di Hayes a concedere ariosa libertà alle due amanti.

Il nostro sguardo sull’omosessualità è cambiato e seguiamo Carol e Therese con lo stesso sguardo con cui si seguono con lo sguardo i figli: apprensivo, colmo d’amore e sospeso. In questi giorni in cui il dibattito sulle unioni civili s’infiamma nel nostro Paese i temi di questo film sono attualissimi. Eppure, nemmeno oggi Carol potrebbe crescere sua figlia con Therese come madri, neppure oggi potrebbero seguirsi dietro le porte di un ospedale, con apprensione, e sedersi al fianco dell’altra e passarvi la notte. Io vorrei uscire per strada e vedere Carol e Therese baciarsi con tanta libidine dal far quasi l’amore su una panchina del parco, quando fa sera e ci sono pochi passanti. Vorrei scoprire che nessuno le ha guardate inorridito, ma solo eccitato e un po’ invidioso. Invidioso dell’amore che brucia e che ti fa scappare verso ovest con qualcuno. Quell’amore che ci rende umani e ci rende uguali. Ma soprattutto quell’amore che ci fa liberi. Anche se, ancora non lo siamo davvero poi tanto.

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