Diciamoci la verità: Tom Tywker e i fratelli Wachowsky insieme.Tywker di Corre Lola corre, di Profumo: una storia di un assassino. I fratelli Wachowsky ideatori e registi di the Matrix, sceneggiatori di V per vendetta e registi di Speed racer. Insieme. Poteva uscirne o qualcosa di grandioso e un flop incredibile. L’estetica sublime diTywker si sposa alle folli idee e al senso della musica deiWachowsky regalandoci Cloud Atlas. In questo che risiede la bellezza di questo film. L’estetica, la trama, la musica sono un’esperienza in pellicola più che una pellicola di esperienze. Ritrovarsi seduti tre ore al cinema e non accorgersene proprio.

Cloud Atlas si muove su sei piani. Sei sestetti, sei partiture, sei note. Sei personaggi, sei storie, sei ambientazioni. Un cast eccezionale che diventa la vera spina dorsale del film, perché sei storie così lontane nel tempo e nello spazio sono incrociate, inevitablmente legate alle precedenti e alle future. Con un mix-up di trucco e manipolazione digitale i sei attori ricoprono tutti i ruoli del film cambiando colore di pelle, degli occhi, epoca e talvolta anche sesso: ma loro sono sempre gli stessi. La loro anima è legata a quello che sono stati. Come ripete la voce di Sonmi-451:

“La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”.

A contrario di quanto può sembrare, seguire Cloud Atlas non è affatto difficile. Seguire questi ceppi genetici – come li hanno definiti i fratelli Wachowsky sul set agli attori – è semplicissimo, seguire le loro evoluzioni, seguire quella loro anima immortale. Sostanzialmente ogni personaggio è il risultato di tutte le sue scelte:Hugh Grant è  famelico e malvagio, noncurante;  Halle Berry è la portatrice del fuoco, della verità;  Jim Sturgess il guardiano, il paladino;  Susan Sarandon la guida e la casa; Keith David il custode; Hugo Weaving impassibile e apatico, di una malvagità senza emozioni, sterile; e infine Tom Hanks che nelle diverse vite è l’unico che compie dei cambiamenti. Avaro e viscido e codardo nella sua ultima vita compie il riscatto aiutando Meronym e pagando con il sangue dei suoi cari la sua codardia. Bae Doona è fuori dalla rosa. Interpreta solo due ruoli, ma unodi questi è  quello centrale: il profeta. Le sue parole sono quelle che rieccheggiano nel film e fuori dalla sala dentro di noi.

Le citazioni contenute nel film sono molte (almeno così appare nella mia testa) come quella dell’inseguimento da parte Nazgûl nelSignore degli Anelli e Frodo si nasconde sotto il masso erboso citato nell’ inseguimento di Meronym e Zachry da parte dei cannibali di Kona. Troviamo una citazione della scena in moto di Trinity inMatrix Reloaded con la medesima scena a Neo Seoul,  la celebre frase di Madre Teresa di Calcutta recitata da Adam Ewing o l’assunto del filosofo George Berkeley. Enorme citazione dell’intero episodio ambientato a Neo Seoul di 2022: i sopravvissuti e la stessa Neo Seoul è nient’altro che la Neo Tokyo di Genesis Evangelion.

C’è chi ha accusato Cloud Atlas di toccare solo superficialmente alcuni temi come la schiavitù, la guerra del petrolio, la massificazione. Mi chiedo come sarebbe stato possibile farlo approfonditamente, anche perché il tema centrale è quello della reincarnazione, del continuum nello spazio e nel tempo. Ci troviamo difronte ad un grande esercizio stilistico con una fotografia incredibile di John Toll (Vanilla sky,  Braveheart, La sottile linea rossa, L’ultimo samurai) , una sceneggiatura fluida ed alta, interpretazioni davvero ben riuscite e una regia che riesce a restiuirti con grande semplicità e cambio-sequenza perfetti un’intreccio complesso.

Cloud Atlas è sicuramente un bel film che si costruisce sul talento e idee forti.

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