Dal regista di the Nightmare before Christmas un altro capolavoro del cinema di animazione. Coraline segue la linea dark e inquieta del sopracitato, ma trasportandoci nel magico mondo creato dal dio vivente Neil Gaiman.

Coraline è una ragazzina che si è da poco trasferita in una nuova casa. Tutto è nuovo, ma i genitori sono troppo occupati tra lavoro e faccende per darle attenzione. Un film di animazione sulla scelta, sull’affetto. Coraline accede ad un mondo dove tutto sembra migliore, tutto più bello, dove tutti non hanno “occhi” che per lei. Un mondo del tutto speculare a quello reale, sono con colori più saturi, volti sorridenti e bottoni cuciti sugli occhi.

È come se Gaiman giocasse tra mondo dei vivi e mondo dei morti, con i bottoni adagiati su occhi chiusi come oboli per il traghettatore di anime…e l’ unico personaggio che vive in entrambi è un freak, Wybie, non presente nel racconto di Gaiman, ma necessario nella trasposizione di Selick che vive al confine della vita, nella sua esistenza da sempre messo in discussione come racchiuso nel suo nome.

Un lavoro di animazione pazzesco che unisce stop-motion all’ animazione al computer, con risultati di una bellezza indescrivibile. I personaggi sono caratterizzati e disegnati alla perfezione, perfetti dai capelli all’ impermeabile. Coraline ha la forza di raccontare la solitudine e il bisogno di affetto dell’infanzia come dell’adolescenza, un affetto che seppur provato dai genitori non viene correttamente dimostrato. Così Coraline viaggia tra un mondo e un altro ognuno dei quali è costeggiato dalla solitudine e la cupezza, alla ricerca della vita.

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