Driver non ha un nome. Driver è un meccanico esperto e stuntman e usa il suo talento guidando le auto per le rapine. La violenza permea la vita di Driver, ma lui vive la violenza con una calma spiazzante. In meravigliose sequenze che giocano con i tempi di ripresa e un montaggio forsennato, Driver si muove a rallentatore in una quotidianità dura e malfamata. Solitario e preciso, come i motori che ama tanto. 

Un giorno nella sua vita entra quasi per caso una donna. Una donna e un bambino per la precisione, la dolce Irene e suo figlio Benicio e la vita di Driver sembra cambiare, sembra illuminata dall’amore di una donna che contagia tutto: e subito la sua solitudine si colma, il suo talento diventa passione e Driver pensa che con quella bravura può farci molto più che rapine, che la sua vita può cambiare, che finalmente può essere qualcun altro. Uno migliore.

L’idillio è rotto dal ritorno del marito di Irene, un criminale appena uscito di prigione.

Refn confeziona un film dal ritmo perfetto, con una colonna sonora che ridisegna le scene del genere pulp thriller ci porta in un mondo melanconico ed elettronico dove a scontrarsi sono Eros e Thanatos. Le due forze motrici del mondo si accoppiano e lottano per le sorti d’un uomo. Tirano a dadi l’esistenza di Driver ridisegnando continuamente il suo destino. Può dunque il futuro di un uomo giocarsi tra chi è e chi vorrebbe essere?

Drive è un film altamente simbolico, il cui universo di significati è la racchiuso nella scena iconica dell’ascensore. é lì che Eros e Thanatos trovano la loro rappresentazione più alta, giocando con la colonna sonora e i tempi di montaggio. Driver, un magnifico Ryan Gosling, alza la mano e per un attimo s’apparta in un mondo che forse non è mai esistito con Irene, la superba Carey Mullingan. La pone in un angolo e la bacia con tenerezza, ma il bacio piano disvela il disegno sulla schiena del giubotto di Driver. Uno scorpione, che ricorda la favola di Esopo dello scorpione e della rana. Driver, un attimo dopo, proprio come lo scorpione della favola, rivela la sua natura assassina.

Una fotografia magnifica di Newton Thomas Sigel firma un film noir che pur non avendo una trama profondamente innovativa è invece messa sulla scena in una maniera visivamente perfetta e altissima, dissolvendosi e rafforzandosi in un finale che ci arriva come un pugno dritto in viso.