Nella ricca Tel Aviv Joseph, durante la visita militare scopre che il suo gruppo sanguigno è A+. Nulla di strano se non fosse che il suo gruppo sanguigno è incompatibile con quello dei genitori: diciotto anni fa è stato scambiato con Yacine Al Bezaaz, palestinese dei territori occupati della Cisgiordania. Un israeliano cresciuto come palestinese e un palestinese cresciuto come israeliano.

Lorraine Lévy mostra un talento alla regia sempre equilibrata e fluida, ed una sensibilità e una profondità nel trattare temi tanto delicati che lascia sorpresi. La camera scivola nelle vite di queste due famiglie tanto diverse che si ritrovano a mescolarsi con resistenze e paure, affetto e non senza un timore dato dal luogo dove vivono. Nei piccoli gesti, nelle pause dopo le battute, dettagli e momenti secondari  Lorraine Lévy riesce a raccontare un territorio diviso in due, che in una manciata di chilometri cambia nella lingua, nella morfologia territoriale e nei costumi. Non è solo una questione religiosa, è anche una questione territoriale. Sulle coste di Tel Aviv donne in bikini fanno il bagno e mangiano i gelati, mentre dall’altra parte del muro c’è povertà, terra secca e veli sul capo delle donne. Il dolore stratificato di terre e confini fisici e interiori. La fotografia è molto bella. Sboccia dopo i primi venti minuti di girato e prende vita quando entra nelle case delle famiglie in composizioni ricche ed esteticamente affascinanti.I giovani attori danno il loro contributo ad una pellicola davvero da vedere per bellezza e intensità. Tra tutti Mahmud Shalaby capace di costruire un’ interpretazione intensa in un personaggio ricco di paure e aggressioni, fragilmente umano e contraddittorio: il fratello Bilal.

Questa pellicola francese conferma come il cinema francese riesca a trattare con estrema levità temi pesanti e affrontare il dramma con eleganza ed emozione senza scendere nel voyeurismo del dramma, poiché lontano da lutti e conflitti a fuoco, ma focalizza la propria attenzione sui nervi scoperti del problema in una dimensione intima e domestica. Un film delicato che si congeda in punta di piedi e ci lascia pieni di domande e riflessioni.

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