Un rumore confuso in sottofondo, gente che urla, acclama. Persone indistinte che acclamano il suo nome, Lady Gaga. Di lei vediamo i piedi, giocano tra loro nervosi, poi un colpo di tacco deciso. Scrolla le spalle, non la vediamo in viso eppure sappiamo che è tesa. Le urla indistinte del pubblico sono rotto da un suo sospiro. Si va in scena.

Five Foot Two è un documentario su Lady Gaga umanissimo e toccante. Esploriamo in riprese intime una Germanotta diversa da quella che siamo abituati a vedere in video forti di performance provocatorie: una ragazza insicura, un’artista matura e determinata e una donna fiaccata dalla malattia. Nonostante il successo planetario, Joanne non ha superato le proprie insicurezze «Non mi sentivo mai completamente a mio agio», dice. «Non mi sentivo abbastanza bella, intelligente o talentuosa. La cosa bella, però, è che ora non è più così, ora sto bene. Ora so quanto valgo».

In una fotografia composta dalla pelle chiara di lei, da outfit casalinghi e il racconto dolce e profondo del suo nuovo album, Joanne, che prende il titolo dall’omologo brano, arriviamo a conoscere davvero qualcosa in più dell’artista e della donna. Un artista con grandissima autodisciplina, dura con sé stessa ogni oltre misura e perfezionista. Un’artista che si allena con determinazione e che richiede a sé e agli altri niente di meno che la perfezione.

Una donna fragile, che non nasconde la difficoltà di farsi strada come donna nello showbiz in un mondo di uomini raccontati come egocentrici e pronti a sminuirti a ripeterti non saresti niente senza di me. Pur avendo, fortunatamente, dalla sua Mark [Ronson, ndr] Joanne racconta tutto il peso delle aspettative e  delle pretese artistiche. «Tutte le volte che mi chiedevano di essere sexy, o pop, ho condito il tutto con qualche assurdità, così da avere sempre il controllo delle cose. Parlo della fama? E allora ci metto Marilyn Monroe, per raccontare cosa la fame può fare».

Un documentario umanissimo, da guardare tutto d’un fiato, per ricordarci non solo l’umanità della star, ma anche la disumanità del pubblico.

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