Gaz è rimasto disoccupato dopo un’onda di licenziamenti in fabbrica. Squattrinato e separato, cerca in tutti i modi di passare del tempo con suo figlio, che lo adora nonostante lo porti con sé a rubare rame senza cercare un nuovo lavoro. Gaz vuole dei soldi facili e l’idea gli viene quando un noto gruppo di spogliarellisti arriva in città facendo soldi a palate. Se possono farlo quei tipi glabri e unti perché non un vero uomo come lui? Si costruisce così un gruppo improbabile di spogliarellisti decisi a fare all in: il full monty. Nudo completo.

Full Monty è un film nell’apparenza e nei tempi leggero e divertente, ma che nasconde tra le sue pieghe narrative elementi di grande e profonda riflessione. Tutti i temi si declinano intorno il nucleo centrale di una precarietà esistenziale. La precarietà del lavoro, delle relazioni, del rapporto con sé stessi.  I personaggi sono tra loro simili e diversi, tutti stretti da un’incomunicabilità reciproca. Parlare dei propri problemi all’altro è difficile e imbarazzante, ma l’altro ci accetta e ci ama solo dopo che noi stessi ci accettiamo e ci amiamo e sopratutto affrontiamo i piccoli e grandi problemi della vita. Il mezzo divertente dello spogliarsi diviene un percorso di denudare sentimenti e situazioni (fisiche ed emotive).

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