Il un futuro non così lontano gli studi sul dna sono progrediti a tal punto da poter dividere gli individui ad alto rischio da quelli, cioè gli invalidi, da quelli validi, dalle persone cioè con una prospettiva di vita lunga. Sono i forti, i sani, quelli con un alto Q.I., di sana e robusta costituzione, non propensi a malattie cardiache o tumori.

Il processo di selezione ha diviso così il mondo in due, e solo i validi possono aspirare alle professionalità alte: non è bene avere un Presidente invalido, o un astronauta invalido. Il mondo è ricostruito su una nuova gerarchia, non più nobiliare ma quanto più letteralmente una gerarchia di nascita, di sangue. Nel senso più stretto.

Cosa succede, però, se un invalido ha l’aspirazione, ha il coraggio e ha l’arroganza di voler sedere tra gli sceltissimi astronauti? Antony è nato per errore, da una gravidanza non pilotata geneticamente e ha ereditato le debolezze dei suoi genitori, ma nessuno sembra poter dire ad Athony cosa può fare e fin dove si può spingere. Quanto forte può notare o quando può arrendersi.

Gattaca è un film fantascientifico che si orchestra magistralmente, in un flusso interiore di Anthony e il suo rapporto con il mondo esterno. I genitori che non credono in lui, nel fratello che si sente fisicamente superiore e dapprima lo compatisce e poi lo sfida, nel mondo che lo vuole relegare a pulire i cessi del posto in cui sogna di lavorare. Gattaca è l’epopea dell’uomo contro sè stesso, dell’uomo che sfida l’ordine costituito delle cose, il suo stesso destino e finanche il suo stesso corpo.

Denso e cupo, con una colonna sonora minimal e un trio di attori fuoriclasse (Uma Thurman, Ethan Hawke e Jude Law), Gattaca ci spinge alla riflessione sulla nostra finitezza di essere umani, all’ambizione e all’arroganza, e pensare che, anche chi ha tutto non è detto che possa vivere la propria vita come ha sempre sognato.