Nella magnifica cattedrale di Notre Dame, vive Quasimodo essere deforme dal cure grande. Lui suono le campane e si muove, ai margini della società, nelle ombre della cattadrale succube delle violenze psicologiche del giudice Frollo, una figura complessa stretta a Quasimodo da una pietà paterna e un malcelato sentimento agre e vischioso patrigno. Frollo infatti è stato obbligato a crescere il ragazzo deforme, colpevole d’averne uccisa la madre. Frollo vuole proteggerlo dal mondo, un mondo che odia i diversi e uccide i deformi. Ma qualcosa, o meglio qualcuno, entra nella vita di Quasimodo: due occhi di smeraldo con cavigliere zingare, che danzano al ritmo della più profonda della melodie. L’amore.

La Disney realizza, con Il gobbo di Notre Dame, un film d’animazione cupo e gotico. Le ombre nette e nere, le musiche colossali e imponenti, da perfetto film drammatico, rendono il cartone animato sul capolavoro di Victor Hugo, di una profondità toccante ma anche colmo d sentimenti oscuri come gelosia e lussuria. Quasimodo è il perfetto eroe drammatico, che non risparmia i più piccoli della sua deformità ed animo buono. L’amore lo spinge al sacrificio, ma in una perfetta favola nera, l’amore non basta e la bella Esmeralda cadrà nella braccia di un altro uomo.

A differenza delle altre favole della Disney, l‘altro uomo non è brutto e cattivo, ma è bello e coraggioso. Non c’è avversario in cui lo spettatore può rifugiarsi, c’è solo un altro pretendente, baciato dalla bellezza e dalla normalità. Così, il naufragio d’amore di Quasimodo, è duro e aspro, insegnando subito anche ai bambini che nella vita si può perdere, e a vincere non sarà per forza una persona cattiva e detestabile, ma semplicemente una persona migliore di noi.

Duro e spiazzante, siamo di fronte uno dei più bei lavori Disney, un vero e proprio colossal hollywoodiano con comparse a milioni e una colonna sonora da godersi con il dolby surround.

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