I Guardiani della Galassia sono ormai un team affiatato, assoldati per sconfiggere mostri e terminare terribili missioni, ma l’avventura che li aspetta va oltre le creature più temibili dell’universo: la ricerca di un padre. Star-Lord infatti è chiamato a confrontarsi con la peggiore delle chimere, l’essere il cui confronto fa tremare le gambe a tutti. Suo padre.

James Gunn, chiamato alla serialità, deve compiere una scelta narrativa e abbandonare la narrazione basata sulle differenze e i conflitti dei Guardiani stessi per spostare lo sguardo altrove. Per questo in I guardiani della Galassia vol. 2 appare diverso da primo, di cui abbandona lo spirito action per abbracciare una narrazione più introspettiva. Il teatro degli scontri è appunto la famiglia che viene affrontata in senso ampio: il padre, il mentore, gli amici, l’amore. I Guardiani perciò perdono mordente acido e diventano creature alla ricerca dell’accettazione e dell’amore.

Alla fine, il Vero Amore – finanche quello paterno – non è nel sogno inarrivabile delle fantasie di un ragazzino, ma nelle mani sporche di chi ci è stato sempre accanto e, seppur in silenzio, ci ha protetto contro tutti e i suoi stessi interessi.

Un pochino stucchevole, sebbene lo stile sia sempre fresco e accattivante e i personaggi i più belli dell’universo Marvel. Rocket e Groot si confermano i veri protagonisti della pellicola, colonne portanti della comicità della sceneggiatura.

La colonna sonora è come sempre meravigliosa, un puro elogio agli anni ’90 di cui tutta la saga è impregnata, da Cat Stevens a Sam Cooke.

 

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