In un mondo dove l’essenziale è produrre, è efficienza, una bambina scartata dalla scuola più prestigiosa della città, si trasferisce nel quartiere dell’istituto scolastico nella speranza di entrarvi, tramite il complesso e fittissimo programma di studio organizzato dalla madre. Più che una tabella per organizzare i compiti, si tratta di un piano che organizza la vita della bambina tagliandone fuori l’infanzia. Durante uno dei complicati esercizi, un motore di un areo buca il muro di casa. È colpa del vicino, un vecchio aviatore che invita la ragazzina a guardare le stelle e a leggere una storia.

La storia de Il piccolo principe viene integrata all’interno di una macrovicenda, alternando l’animazione tridimensionale per la storia “vera” e una magnifica stop motion per il racconto di Saint-Exupéry. Sicuramente si tratta di un prodotto che fa sognare gli amanti del romanzo, ed è troppo facile riconoscersi in quel mondo in scala di grigi che ha dimenticato cosa sia davvero essenziale. Tuttavia una delle storie più belle di sempre viene raccontata in modo striminzito e così perdiamo la parte più intensa dell’episodio della volpe e del principe, quella che da bambino mi ha insegnato l’amore e da adolescente mi ha commosso. Il finale del mondo tridimensionale appare una forzatura del personaggio del piccolo principe: sono sicuro che da grande non avrebbe fatto lo spazzacamino, al massimo il giardiniere e, tra baobab e pecore, ci sarebbe una rosa. La rosa più bella del mondo.

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