Jay ha diciannove anni e tutta la vita davanti. Vive con spensieratezza con i suoi amici, tra serate al cinema, le prime relazioni e la scoperta del sesso. Qualcosa però aspetta in un angolo, qualcosa la segue, qualcosa le ruba il sonno, la serenità, la felicità e il piacere di quei suoi anni.

It follows è un horror sovrannaturale, eppure incredibilmente radicato alla concretezza delle nostre vite. Il mostro che racconta è, come nei migliori horror, una paura comune. Il demone che insegue Jay è nient’altro che la paura del contagio, una paura indefinita e soffocante, una paura sempre presente. Il contagio – reale o meno, questo il film non lo svela mai – porta con sé il mostro, che può avere le fattezze di chiunque, che ci segue tentando di raggiungerci per toglierci la vita. Il mostro è lento, ma non stupido e non c’è modo di ucciderlo: si può solo scappare con lo sguardo rivolto sempre alle nostre spalle.

In altre parole It follows racconta l’adolescenza – non ci sono personaggi principali adulti – e le sue mille paure legate al sesso. Il sesso, matrice potente, chiave di accesso all’età adulta e a una nuova consapevolezza del sé, è un’arcano misterioso. Come per il mostro, il sesso è una cosa di cui tutti parlano, alcuni per prime (e confuse) esperienze dirette altri per sentito dire. Più volte troviamo Jay, dopo aver fatto sesso, chiusa in bagno a ispezionare – impacciata e tesa – la sua vagina, senza nemmeno sfilarsi le mutadine. Il sesso si spia, il senso di colpa è immediato: lascia scattare l’elastico degli slip come una cesoia, controlla che la porta sia chiusa, si affaccia alla finestra. Ed è proprio in quel momento, in quella sequenza perfetta, che crediamo per la prima volta di scorgere il mostro.

Inoltre, i ragazzi sono lasciati completamente soli dagli adulti nella scoperta di cosa sia il sesso e questo genera paura e tensione. Il sesso uccide, e infatti questa è la modalità di brutale assassinio del demone di questo film. Fino alla fine non si riesce a capire se questo mostro, questa paura, sia vera oppure no. Spesso siamo portati a pensare che sia una cosa reale solo nella testa di Jay, eppure quando il mostro miete altre vittime – anche tra chi non credeva in lui, simbolicamente – torniamo con un brivido di terrore a credere alla protagonista. Non ci si libera del mostro, la paura del sesso si può solo trasformare in senso di colpa, forse, e continuare a essere una presenza anche latente nei rapporti.

Un film forte, che sa creare uno squisito stato di terrore (non per scene particolarmente cruente, che sono poche e necessarie) dettato dal perfetto ritmo del girato, da una costruzione di fine panico psicologico attraverso una sceneggiatura giusta, un montaggio calzante e un’idea solida. La fotografia di Mike Gioulakis, poi, è magnifica. Nelle tenebre spicca il rosso e il bianco, secondo i contrasti vividi e forti con cui vivono gli adolescenti.

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