Tra i grandi animatori per me siede sicuramente Michel Ocelot. Kirikù e la strega Karabà racconta un’antichissima storia dell’Africa meridionale di ardore, forza, caparbietà, una strega, del dolore, delle cose importanti e della cattiveria e bontà umana.

Con incisioni primitive, che diventano vive e coloratissime, sature, tutto il magnifico folklore africano, disegni stupendi, Ocelot ci porta in un mondo in cui dell’oro puoi fare a meno, ma senza l’acqua muori e dove non bisogna mai giudicare una cosa da ciò che sembra. Ma da quello che è.
Con eleganza e una bellezza incantata, una storia commovente e magica sulla forza di un bambino che diventa uomo mettendo al primo posto il coraggio e l’intelligenza; e pur venendo emarginato perché diverso non si vergogna mai di ciò che è. Una colonna sonora tradizionale ed evocativa di Youssou N’Dour, senegalese, che ha inventato un particolare genere musicale fatto di un suono primitivo di percussione usate nei canti di preghiera, con arrangiamenti afro-cubani.

Un film d’animazione che ha avuto grandissime difficoltà di distribuzione, soprattutto nei paesi anglosassoni per la nudità dei seni delle donne (come da tradizione), ma che in Italia, una volta tanto, ho visto al cinema tra bambini adoranti, con gli occhi pieni di colore africano.

0 0 vote
Article Rating