Jep ha scritto un solo libro a vent’anni, un libro che ha avuto successo e ha vinto il premio Bancarella. Poi, basta. Scrive interviste per un giornale elitario e vive davanti il Colosseo. Jep vive di mondanità, del niente, e lo fa con consapevolezza quanto con abbandono. Si lascia cadere in una messinscena fatta di tette, culi, silicone e Raffaella Carrà. Naufrago dell’amore che gli si svelò su un molo dietro bottoni bianchi e luce lunare, Jep si lascia andare alle onde della vacua mondanità attore e spettatore. Paolo Sorrentino firma un capolavoro sul niente, sulla vacuità.

Una regia perfetta e altissima in grandangoli che lasciano l’uomo solo nella massa, nella calca, nella profondità del paesaggio che si apre alle sue spalle. Insegne al neon che troneggiano sugli uomini, come idoli d’oro, in una fotografia del più grande direttore alla fotografia italiano, Luca Bigazzi, che si compone di un’infinità di dettagli curatissimi, in colori saturi che si scontrano con la nudità delle sfumature neutre di statue e palazzi, nello scontro ideologico della nuova aristocrazia fatta di plastica e carne grumosa contro l’eternità e ciclicità della storia. Una film che ti fa ridere, di te, degli altri e poi ti taglia la lingua in bocca mentre ridi stupidamente perché ti guardi allo specchio.

Toni Servillo è semplicemente in stato di grazia, con quegli occhi blu rassegnati, mentre la bocca, la bocca che sa mentire, ride. Servillo riesce a delineare in pochi gesti Jep, re della mondanità rimasto intrappolato in essa. Fuma la sua sigaretta stretta tra i denti, in un sorriso che è un ghigno al ritmo di musica assordante che cessa e si spezza nel ricordo salvifico di lei. Carlo Verdone in un ruolo drammatico, si riconferma un grande interprete così come Sabrina Ferilli a cui è stato cucito addosso il ruolo di Ramona: l’unica persona vera in questo quadro falso e falsificato. Vorrei spendere due parole, forse di parte, per la giovanissima Francesca Golia, interprete della suora che si fa iniettare botox nei palmi tesi. Trovo si stia assistendo alla nascita di una grande attrice (Lo spazio bianco, la Cryptonite nella borsa) che si è affacciata nel Grande Cinema con Sorrentino.

Un film sulla bellezza, una bellezza straniante e volgare, una bellezza dove bellezza non c’è e nell’assenza si ritrova nei non-ritratti delle persone e nelle grottesche descrizioni del reale, come in una fotografia di Tierney Gearon. Flash. Pieno giorno.

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