L’avidità della razza umana sta mangiando ogni centimetro di bosco sulla terra. Sconvolgere gli equilibri ha un prezzo caro: animali queti non trovano un sereno riposo trasformandosi in spiriti maligni dediti alla distruzione di sé, della Natura e di quanto l’uomo ha edificato. Per salvare il proprio villaggio dalla follia distruttrice del demone Nago, il principe Nishitaka mette fine alla vita del maligno, che lo maledice con una malattia che ne consumerà le carni.
Errabondo, Nishitaka si spinge dall’estremo Est all’Ovest, dove l’uomo sta spezzando gli equilibri e da dove il demone Nago proviene. A Ovest gli uomini stanno sgretolando sotto i colpi di egoismo, fuoco e denaro la montagna dove vivono gli dèi antichi, portando la Natura e i suoi (e loro) Dei alla morte ed estinzione, ma facendo così anche l’uomo si sta riducendo a forza esigua, non comprendendo il legame indissolubile tra lui e quella terra che calpesta.

Miyazaki costruisce un racconto titanico sull’ambiente e la lotta autodistruttiva tra Uomo e Natura, consegnando a ognuno la sua arma (che sempre ricorre nei film di Miyazaki): L’acqua è l’arma della Natura che si contrappone al Fuoco, dell’Uomo. Le donne sono sempre i fari di evoluzione e di giustizia: la principessa spettro San, un’umana cresciuta dagli dei cani, indomita e dedita, la Somma Eboshi donna magnanima e ambiziosa, coraggiosa oltre ogni uomo e Moro che simboleggia la donna indipendente e libera senza peli sulla lingua. Il protagonista è il bilanciere tra Umano e Natura, comprendendo entrambi e difendendoli ciascuno dall’altro e da loro stessi: Nishitaka con disciplina e autocontrollo, ma anche con passione bruciante lotta una guerra che comprende essere anche la sua. È questo il messaggio che Miyazaki ci dona insieme alla salvaguardia della nostra bella terra: si tratta di un dovere di ognuno di noi prendere parte alla pacificazione di questa lotta fratricida, e prendervi parte ci eleva a nobili. Di cuore.

Con disegni magnifici e scenografie acquarellate a mano, si srotola davanti a noi l’incanto e la magia, nonostante il brutto lavoro di traduzione fatto in occasione della versione rimasterizzata (in proiezione adesso nelle nostre sale) che da un giusto presupposto, ovvero dare un linguaggio medievale in modo da contestualizzare la storia, si passa ad un’estremista pratica, rendendo alcuni frasi eccessivamente pesanti e quasi ridicole. Ma la bellezza di Miyazaki è troppa per sorridere di “Trai in salvo le pulzelle”, lo stupore ci spalanca la bocca e gli occhi, riempiendoci il cuore di quella luce con la quale il Dio Bestia riveste la terra rendendola verde e fertile, perdonando gli uomini in un brano di elfi, Mononoke-Hime cantata dalla fatata Yoshizaku Mera.

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