Adele è un’adolescente di Lille. Va al liceo e le sue giornate scorrono leggere con le amiche e i primi sguardi. é proprio nell’elemento dello sguardo che il film, fin dall’inizio, pone l’accento nella lezione di letteratura dove il professore parla del colpo di fulmine, dell’amore al primo sguardo. Ed è proprio nello sguardo di Emma che Adèle si perde per strada, nella folla. Uno sguardo in un punto di blu.
Da quel momento quella timida ragazza del liceo insegue con gli occhi e con la propria mano, quello sguardo che scalda, inaspettatamente legato a un colore freddo: il blu. In questo binomio di colori e sensazioni caldo/freddo che la narrazione abbraccia, da quello sguardo, un doppio registro fatto del calore della relazione tra Emma e Adèle e la freddezza del mondo quando sono separate l’una dall’altra. Nello sguardo Kechiche segue il movimento della macchina da presa, è un eterno sguardo di un altro l’occhio della videocamera, come nella scena in cui Adèle dorme e le viene inquadrata la bocca, poi la camera scende e poi risale, come uno sguardo bramoso che desidera quelle labbra.
Si tratta di un amore adolescenziale, del primo amore per Adèle. Come il primo amore brucia di passione, ma finisce per far scontrare due mondi: quello di Adèle con personalità preponderante della più grande Emma, che trova insoddisfacente e poco intellettualmente stimolante una donna senza grandi ambizioni artistiche. Viene sussurrata la differenza di classe, di Adèle che ha come ambizione quella di un lavoro stabile dove il suo sogno appare modesto agli occhi dell’agiata Adèle, libera di dedicarsi alle Belle Arti e attendere il compimento di un sogno elitario.

La fotografia gioca sul blu immerso nel colore caldo della carne nuda, nella sinuosità di una luce languida che accompagna le scene erotiche piuttosto frequenti. Kechiche usa il sesso per raccontare il tumulto e l’insoddisfazione, basando su una narrazione primordiale un sentimento primordiale come l’amore. Numerose (secondo me) le citazioni a Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, come nella scena iniziale di Adèle che si masturba identica eppure profondamente diversa rispetto a Jeanne poiché quest’ultima è piena di consapevolezza del proprio erotismo; e di Carne Tremula diAlmodovar come nella scena in cui Emma e Adèle giacciono nude e avvinghiate di fianco come i protagonisti del regista spagnolo, simbolo dell’equilibrio dei corpi, di quel yin e yang fatto di carne e sesso.

Un film sublime e scomodo, un inusuale film di formazione, con il racconto controverso e volutamente lacunoso di risposte sulla vita di una ragazza alla ricerca di sé, con tutte le sue insicurezze e i suoi tumulti e che nella sula particolarità, parla universalmente della scoperta dell’alterità.
Un film intenso, oltraggiosamente definito pornografico, quando quella che narra è la scoperta del corpo e il corpo è il mezzo, purissimo e osceno, della narrazione che inizia con la masturbazione, prosegue con del sesso di scoperta, si compie in sesso consapevole che diviene “fare l’amore” e vede la sua altra faccia nella solitudine con se stessi.

Il blu è il colore più caldo.

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