Guillermo del Toro rilegge il periodo franchista in una favola fantasy-horror portandoci nel 1944. La giovane vedova Carmen si risposa con un generale dell’esercito e si trasferisce con sua figlia Ofelia dal nuovo marito. Il generale Vidal è violento ed arrogante e la piccola Ofelia si rifugia in un mondo immaginario dove incontra un fauno. Il fauno le rivelerà un segreto: lei è la principessa del mondo sotterraneo.
Ben presto la verità si mescola alla fantasia portandoci in una storia a tinte scure che parla di innocenza rubata e soprusi, capace di sorprenderci ed emozionarci.

Guillermo del Toro, senza budget stellari, ci consegna un film senzadubbio particolare, onirico, sicuramente non per tutti. Con grandissima cura dei dettagli crea una favola incantata che, come nelle miglior favole, è capace di leggere la realtà in modo lucido e vivo.
    Il labirinto del fauno affonda le sue radici nella mitologia e nella storia, ma la sua vera chiave di lettura è il tempo. Il tempo come memoria, il tempo ambivalente: il tempo che scorre, lineare, come per l’ orologio da cui è ossessionato Vidal e il tempo del mondo sotterraneo, senza punti di riferimento, il tempo come scorrere, come flusso tra due punti.
Fotografia stupenda di Guillermo Navarro (Four Rooms, Dal tramonto all’ alba, Hellboy) con neri forti e tinte scure che trovano il loro punto di fuga in alte luci quasi bruciate.
Scenografie di Eugenio Caballero e trucco David Martí e Montse Ribé incredibili, che hanno vinto un meritato premio Oscar, rendono il mondo sotterraneo affascinante e oscuro quanto quello di superficie.

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