Alle soglie della rivoluzione francese, un canto si leva tra le strade di Parigi. Un canto come un lamento, un canto straziante. Un canto composto da tante voci diverse, le voci degli ultimi, dei miserabili. A cantare la nenia portata dal vento bollente prima della rivoluzione spartiacque dell’era moderna, sono donne, uomini, prostitute, intellettuali, bambini, orfani, ufficiali. Puoi sentire il popolo che canta? Cantano la canzone degli uomini disperati, una canzone che dopo aver pianto e perso e tutto, adesso sono pronti a riconquistarlo.

Non ho abbastanza parole per descrivere la bellezza di questa pellicola. Una fotografia da non credere a cura di Danny Cohen ricrea l’aspetto magico del teatro, con luci irreali e panoramiche surreali. Eppure in quel brivido surreale raggiunge l’apice della realtà, della crudezza. Scenografie di Eve Stewart a dir poco stupende, ricostruiscono o forse costruiscono la Parigi prima della Rivoluzione Francese, la miseria, la ricchezza, i sobborghi, i palazzi del potere, le fogne. E i costumi? Vogliamo parlarne? Una candidatura all’ Oscar più che meritata, Paco Delgado fa un lavoro strabiliante di cui vorrei porre l’accento sul costume da prostituta di Fantine nella scena del porto. Rosso scuro come sangue rappreso, logoro, spoglio, eppure elaborato.

Tom Hooper dopo Il discorso del re ci mostra tutto il suo talento con una regia che segue anime e corpi, vicende, fili rossi che di dipanano per Parigi. A Anne Hathway che un tempo ho sottovalutato e sottostimato, denigrato anche un po’,  chiedo umilmente scusa. In nemmeno un’ ora (su tre) porta Fantine ai massimi livelli possibili espressivi. Scene e brani eseguiti e interpretati uno meglio dell’altro per giungere all’ apoteosi: la scena della nave dove vive l’ abuso mentale e fisico del mestiere di prostituta e canta guardando noi, i colpevoli, gli spettatori. Il brano I dream a dream è davvero incommentabile. Ho pianto come un bambino, senza nemmeno accorgermi che stavo piangendo. Gli occhi bruciavano nello schermo tra le lacrime e la profonda commozione dell’ animo.
Hugh Jackman immenso, di un talento che è impossibile non riconoscergli che si fonde nella bravura di un’ insospettabile Russel Crowe nel canto. Valjean e Javert prendono vita. Sono reali, sono palpabili. Sacha Baron Cohen è pazzesco ne ruolo di Thénardier in una coppia davvero azzeccata con Helena Bonham Carter. Insieme sono perfetti, come voce e come presenza.
Piccolo encomio va ad altri due interpreti: Samantha Barks per un’Eponine che ridisegna quasi e le riconsegna una forza e una potenza emotiva annichilenti, allo stesso modo il giovanissimo Daniel Huttlestone che interpreta Gavroche.

Un musical perfetto e struggente, la più bella e fedele trasposizione de Les Misérables di Victor Hugo, un’opera universale.

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