Lucy è una ragazza volgarotta e senza grandi pretese, il racconto della sua vita – mai fatto – viene affidato ai dettagli, ai gesti. A quello smalto rosicchiato color argento, alla sua eco-pelliccia leopardata, alla frequentazione di quel brutto caz*one avariato dalle lenti arancioni dal sapore di un Tyler Durden andato a male. Un solo momento e la vita di Lucy cambia per sempre. Grazie ad un incidente nel trasporto di una nuova droga sintetica, si ritrova a padroneggiare percentuali sempre più grandi del proprio cervello fino al famoso 100%.

Non è facile per un film d’azione mantenere la potenza narrativa senza sfiorare e poi cadere nella banalità della semplice potenza visiva. Luc Besson, maestro del film d’azione pieno delle riflessioni tipiche del dramma, stavolta non riesce nel colpo e s’infrange sullo sterile muro degli effetti speciali, perdendo quel romanticismo decadente che aveva caratterizzato eroine come Nikita o Matilda. Lucy è anche lei una donna forte e padrona di se stessa, una delle amazzoni bessoniane che si scagliano contro il mondo del cinismo umano. Besson sintetizza nella figura femminile i due genomi del mondo: la forza e la gentilezza, la natura e la cultura, il bene e il male. Lucy è il ponte tra il cattivissimo Choi Min-sik (che ricordiamo per le sue meravigliose interpretazioni in Old Boy e Lady Vendetta) e il professore Morgan Freeman.
Lucy però non riesce a farsi simbolo, ma rimane mezzo del messaggio che porta. Non è madre ma solo partoriente, se vogliamo usare la metafora del film della missione dell’umanità come trasmissione, come tramandare.

Scarlett Johasson è in forma e ci regala un’interpretazione d’impatto quanto fredda, così come la regia si evolve in un montaggio eventi-natura che ricorda troppo un certo gusto che dopo Kubrick ha preso la mano già a Terrence Malick e Lars von Trier, salvo quest’ultimo averlo evoluto in un modo personalissimo e mai banale studiando il collegamenti tra essere umano e la sua natura. La filosofia del Tao si riallaccia al racconto –  Quando comprenderai da dove provieni, diventerai naturalmente tollerante, comprensivo, multiforme – lasciando che le riflessioni vengano a galla, nonostante la leggerezza della pellicola.

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