Frank è un ragazzo timido, dalle mani piene di tagli e gli occhi inquieti. Abbassa lo sguardo quando una donna lo guarda e usa siti d’incontri per entrare in contatto con loro. Shy boy è il nickname dietro il quale nasconde i suoi desideri semplici e le sue ossessioni torbide. Frank è un maniaco, chiuso nel suo negozio dove restaura manichini, Frank adora adornarli con scalpi veri di donne. I manichini sono reali, sono persone. Sono sua madre, sono le donne che vuole e non riesce ad avere in altro modo. Donne che lo deridono, donne che lo vogliono, donne che lo soffocano. Frank si innamora.

Raramente un remake riesce dove l’originale aveva fallito, maManiac ci riesce. Franck Khalfoun dirige un vero e proprio filmd’exploitation tutto completamente girato in soggettiva, tranne che per la scena finale, che arriva come una fredda lama nello stomaco. Lo sguardo di Frank è dunque il nostro sguardo, il suo fiato è il nostro fiato e noi siamo divorati dalla sua stessa ansia, lacerati dallo stesso suo desiderio che per una volta ci sia un lieto fine. Eppure, quando la camera indugia morbosa in rapide sequenze splatter e perfette, sappiamo che non poteva che andare a finire così. Elijah Wood sorregge l’intera pellicola in un’interpretazione titanica, a cui riesce a dare grande solidità anche solo con la mimica delle mani. Le mani, il grande veicolo d’espressione di Frank che, simbolicamente, nei suoi incubi sono la parte che diviene di plastica – come se fosse parte di un manichino, appunto – insieme ai suoi genitali, simbolicamente castrati.
La sceneggiatura è angosciante e densissima, il ritratto della mente malata ne esce lucidissimo. Maniac è così un film gioiello violentissimo, ma molto ancorato alla realtà ricordando (e citando apertamente) Dr. Caligari dove il cinema dell’orrore si fa spietato ritratto della paure e delle nevrosi della nostra società malata. L’impianto narrativo è altrettanto colto e attinge dal maestro della suspance Alfred Hitchcock  cui fa tributo nelle inquadrature in cui il regista ci fa credere ci stia per mostrare la madre di Frank, che per un attimo tutti pensiamo possa far di cognome Bates.
Un film depravato che vi porterà nelle viscere di un maniaco da togliere il sonno.

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