Una festa, di notte, in un castello. Un banchetto per un matrimonio. Risa, gente, brindisi. Una vasca da bagno, la sposa vi si immerge. Abbandonando gli ospiti. Tre lune, tre donne. Una di queste non è una luna, è un pianeta. Melancholia.
Melancholia e la sua danza di morte con la Terra. Sarà vero o sarà mito?

Lars Von Trier e il suo ultimo capolavoro ci raccontano una storia narrata attraverso due donne, due simboli, due parti del film. Justine e Claire. Entrambe interpretate dalle bravissime e talentuosissime Kristen Dunst e Charlotte Gainsburg. Impossibile non leggere i rimandi alla melancolia di Tarkovskij. La melanconia di Tarkovskij si concentrava nel pianeta solaris, quella di Von Trier è in un pianeta incredibilmente simile alla terra. Se Tarkovskij è crudo e umano, Von Trier è impalpabile e poetico citando più volte il primo e creandone uno sfolgorante mondo visivo-simbolico.

Una fotografia bellissima, perfetta, che incornicia ed esalta le miserabili vite umane, vuote e vacue, che forte sostiene un racconto alto mistificandolo e mostrandolo.
Il ritmo della prima parte è più lento per poi dispiegare le sue ali nella seconda parte dove le atmosfere divengono claustrofobiche e tutto trova un suo epilogo fino alla scena finale dove rischierete tutti la morte per soffocamento e tachicardia quando l’enorme pianeta azzurro riempirà lo schermo e investirà i vostri occhi nell’assordante silenzio della colonna sonora.

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