Aileen è una ragazzina stretta dall’anaffettività dei genitori e la violenza del padre, che tira su qualche soldo mostrando il seno ai compagni di scuola. Sogna di diventare una star di Hollywood, di venire scoperta tra la folla. In questo desiderio al centro della narrazione si sviluppa il racconto interiore di una ragazza che sogna di essere speciale, di essere notata. Il suo sogno, gracile e lontano dalla realtà, l’aiuta a far passare il tempo mentre un altro uomo le ansima addosso. La sua bellezza sfiorisce di pari passo con l’inaridimento del suo animo, finchè, senza soldi e stanca, approda in un bar gay dove conosce Selby, timida ragazza isolata e tenuta in cattività dalla famiglia perché lesbica.

Dalle lettere biografiche della serialkiller Aileen Wuornos, giustiziata sulla sedia elettrica nel 2002, Patty Jenkins costruisce una storia agrodolce, che senza pietà né senza mai sminuire gli omicidi seriali della donna, riesce a raccontare la sfaccettatura di un animo provato, ferito, che cerca con tutte le sue forze ristoro nell’amore di Selby. Il personaggio di Selby viene sviluppato in modo altrettanto complesso e strutturato su più livelli. Se da un lato viene delineata come outsider sensibile, ostracizzata dalla famiglia, dall’altro emerge la differenza profonda tra lei e Aileen: Selby è viziata, abituata a una vita comoda e facile passata nell’autocommiserazione.

Dal confronto amoroso e passionale Aileen ne esce finalmente madonna di un sentimento che la eleva: l’amore. Sopraffatta da una vita violenta e triste, ci appare in tutta la sua fragilità e forza e finiamo per empatizzare proprio con lei. Il merito è senza dubbio di un incredibile Charlize Theron, che si abbruttisce e si trasfigura costruendo un personaggio elaborato che ci commuove. Christina Ricci ne esalta il ruolo, con quello sguardo vacuo e melanconico che virerà nella freddezza verso la fine.

Non stupisce che Charlize Theron in quell’anno per questo ruolo vince il premio Oscar e il Golden Globe come migliore attrice protagonista in un film che rimane dentro, incastrato tra le pieghe di un tumore che l’America si cura coprendolo con la giacca.

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