Sai cosa si prova quando la tua casa va a fuoco? E devi ripartire da zero?

Lui ha sperimentato il dolore di non avere niente e Lei gli ha ricostruito pezzo per pezzo la Casa. L’ha ristrutturata, la pitturata e le ha dato forma con le sue mani. Tutto rifulge della bellezza della cura e dell’amore sotto il tocco di Lei. Un amore smisurato che prova per Lui, rinchiuso tutto il giorno in una stanza dove tenta sterilmente di creare.

Una volta Lui ha creato qualcosa di grande, nella casa di prima. Adesso ha perso gli stimoli, i suoi occhi scivolano apatici sul corpo magnifico e perfetto di Lei senza provare l’impulso di volerla amare. Un giorno, all’improvviso, irrompono degli estranei in casa. Irrompono in casa e la rompono: ne spezzano gli equilibri, ne alterano la quiete e la perfezione gettandola in un vortice apocalittico di decadimento e furore.

Darren Aronofsky confeziona un film imponente e incredibilmente stratificato nei suoi livelli di significato. Un film complesso e duro, che porta lo spettatore a precipitare insieme a Lei in un uragano di sentimenti negativi e opprimenti, che ti spingono ad arrivare a odiare finanche la pellicola, oppresso da quella storia universale che parla proprio di te.

Lei è la Natura che ha costruito per Lui la Casa, cioè il mondo. Ha cesellato ogni aspetto, ha creato i fiumi, la luce, i fiori, gli animali, il ciclo vitale. Al contempo la Natura è cosciente teme anche i lati oscuri della sua Terra, quella cantina spoglia con porte nascoste che conducono a un cuore di magma e furia. Una rabbia che confluisce a tratti, durante la progressiva distruzione della Casa, e che cerca di proteggere nel tentativo comunicandone l’alterazione attraverso terremoti e tsunami.

Lui è troppo preso da sé stesso per apprezzare Lei e la Casa. Vuole altro, vuole l’avventura e soprattutto vuole l’adorazione. Vuole il caos e vuole nutrire il suo ego: gli ospiti che si vanno via via moltiplicando non sono altro che la raffigurazione simbolica delle tante cose che l’uomo costruisce per il suo mero piacere, per il superfluo e per la sua insaziabile sete di altro. Così l’uomo, ponendo sull’altare della fede il suo ego straripante di Poeta Universale, è pronto a giustificare tutto: le guerre, i sequestri, le esecuzioni, le religioni allucinatorie, la violenza, il fratricidio, la droga, la maleducazione. Perché in questo Aronofsky investe la Casa della versione moderna delle piaghe d’Egitto, unendo flagelli quotidiani – ad esempio la nostra noncuranza, come i ragazzi che vogliono sedersi per forza sul piano della cucina dicendo “non fa niente” – alle grandi piaghe come la guerra e terrorismo.

La parola di Aronofsky si poggia titanica sulla struttura e sugli stereotipi della religione cristiana creando suggestioni apocalittiche che arrivano al loro apice nell’urlo disperato “Non ti basto io? Cosa c’è di più di darti un figlio?” cioè più di darti la carne e il sangue. Amandoti fino alla fine, quando tutto è distrutto, quando mi sono distrutta.

Un film duro e folle, sorretto dai due protagonisti che si superano: una splendida martire Jennifer Lawrence e un intenso Javier Bardem che costruisce un uomo che ondeggia perfetto tra la tracotanza e il pentimento. Tra le promesse del domani, i pentimenti di ieri e le esaltazioni dell’oggi. Un racconto folle e allucinatorio che ci costringe a guardare e a interrogarci su quali ceneri di una Casa viviamo noi oggi.

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