Il sole è alto nel cielo. Cinque sorelle hanno finito la scuola e ridono, schiamazzano, corrono a perdifiato. Arrivano al mare, si tolgono le scarpe e continuano la loro corsa felice fino all’acqua. Un tuffo e riemergono in una risata luminosa, con i loro amici, ingaggiando una battaglia tra le onde. Sembra che nulla possa spezzare quella felicità. Al ritorno a casa, però, scoprono che il loro mondo fatto di sole e risate è finito, che la loro estate è tramontata dietro le chiacchiere sordide della gente, dietro le accuse di una dignità in pericolo, una dignità persa, una dignità da riconquistare.

Ma lo zio e la nonna non sono disposti a permetterlo, piuttosto le chiudono in casa le ragazzine, con vestiti più idonei, in attesa di farle sposare. Tutto per salvare il buon nome delle loro nipoti. A costo della loro completa infelicità.

Mustang è un film potente e bellissimo. Un inno alla vita e alla libertà, raccontato con una regia fluida e una fotografia luminosissima che ricorda Il Giardino delle vergini suicide. Le cinque interpreti principali sono piene di talento, capaci di raccontare in punta di pelle una società misogina e patriarcale, che sente l’esigenza di rinchiudere la gioventù e di tagliare le ali alla spensieratezza in nome di un decoro incomprensibile. La figura della nonna è forse l’emblema più forte della società patriarcale turca: è nello sguardo addolorato della donna e nei suoi gesti quasi violenti che chiudono, anzi rinchiudono letteralmente, il corpo delle nipoti, che si traduce una complessità di sentimenti delle stesse donne di quella società soffocante. È la nonna la loro alleata più grande eppure il loro aguzzino più determinato.

L’incredulità e l’incomprensibilità dello spettatore coincide con lo sguardo del narratore della storia. La regista Deniz Gamze Erguven affida il delicato filo rosso del racconto agli occhi chiari e forti della sorella minore, Lale. È spaventata, vorrebbe studiare ancora e scappare a Istanbul. Non capisce perché devono sposarsi, perché non posso andare a giocare in spiaggia o vedere la partita di calcio con gli uomini. Allo stesso modo non riusciamo a comprendere come un paese diviso tra slancio culturale e stretto alle sue tradizioni, possa mortificare le sue magnifiche figlie.

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