Tra i prati più verdi sorge una scuola in mattoni rossi e torrette azzurre. Bambini dalla più tenera età fino ai diciotto anni vivono insieme, nelle loro divise dai toni della terra. È lì che Kathy incontra per la prima volta gli occhi di Tommy, tra le file degli studenti.
Nel 1952 avvenne la svolta medica: i dottori furono in grado di curare ciò che prima era ritenuto incurabile attraverso un nuovo sistema di donazioni.

Non lasciarmi è un film potente, eppure dalla narrazione elegante e sontuosa. C’è crudezza, ma mai perseguita crudeltà nelle immagini che scorrono in filtri pastello dalle tinte spente. In questo senso la fotografia è calibrata sui toni delle divise smunte dei ragazzi di Hailsham, divise ordinate, pulite, ma che hanno perso i loro colori d’infanzia. Così le divise sembrano essere la metafora dell’intera condizione di questi bambini, accuditi con le migliori cure, con la migliore alimentazione eppure a nessuno di loro verrà mai chiesto cosa vogliono fare da grandi, cosa vogliono diventare. Non ci sarà nessuna scuola di danza, né lo studio delle lingue. Non ci saranno baci della buonanotte né la scelta dell’università.

Un racconto distopico e verissimo, capace di toccarci per grazia di sentimenti e per i suoi interpreti principali: Andrew Garfield, Keira Knightley e Carey Mulligan, che sopra tutti e tre, con un’interpretazione superba, ci parla dal profondo dei nostri timori e della nostra condizione d’esseri umani. Il film rende piena giustizia al libro, forse superandolo in intensità e lasciandoci abbandonati sui prati di Hailsham, fissando una promessa naufragata tra i fili d’erba.

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