Melvin è ossessivo compulsivo, nevrotico, misantropo, igienista. Una persona con molti problemi insomma, ma è soprattutto solo. Qualcosa, un giorno, rompe la routine di Melvin che è costretto, pian piano, ad infrangere le “sue” regole. A partire dal piccolo cagnolino che, per primo, entra nella sua casa e pian piano nel suo cuore.

Melvin è il ritratto di una società chiusa e insensibile, che falcia chi è diverso senza riuscire a riconoscere, invece, la propria diversità. Melvin è così intento a definire delle regole, rassicuranti regole per la folle smania di riuscire a controllare ogni cosa, che si allontana da tutti. Perfino da se stesso.
Quanto ci costa arroccarci nel nostro stile di vita? Tutti noi abbiamo le nostre “regole”. Magari non siamo degli ossessivi compulsivi pieni dipsicopatie, ma abbiamo i nostri paletti, ci aggrappiamo con altrettanta forza a una realtà, a delle regole, a uno stile di vita mediocre e pigro, per paura di rischiare, di cambiare il tracciato, di permettere a delle persone di entrare nella nostra intimità e – può capitare – anche di deluderci.

Siamo tutti colpevoli dei peccati capitali di Melvin, il peccato imperdonabile di aprirsi al mondo.

Qualcosa è cambiato è un film dal ritmo esilarante, che attraverso una sceneggiatura forte riesce ad essere coinvolgente nei dialoghi riuscendo araccontare con grande profondità la psicologia dei personaggi. Il ritmo comico riesce a bilanciarsi con le riflessioni a modo loro drammatiche, unendo i due registri. La scrittura è esaltata dalgli interpreti. Le punte di diamante sono un Jack Nicholson assolutamente perfetto nel ruolo e una Helen Hunt partner ideale, capace di non finire mai nell’ ombra dell’ altro.
La colonna sonora è, inoltre, una vera perla tra Hans Zimmer e Art Garfunkel, accompagnandoci in un secondo racconto dei personaggi.

 

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