Veltroni per ricordare e far conoscere Enrico Berlinguer ai più giovani gira un documentario sulla nostalgia. La vita di uno dei più grandi politici italiani è raccontata sommariamente e con un pathos romantico che indugia su elementi puramente retorici, come le immagini del carcere in cui è stato recluso per 100 giorni da ragazzo, affidando alle parole di pochi, e partigiani, testimoni il compito di raccontare la personalità complessa del politico e dell’uomo. Giorgio NapolitanoPietro IngraoBianca BerlinguerEugenio ScalfariMichail Gorbačëv, il capo della scorta di Berlinguer, il fondatore della Brigate Rosse Alberto Franceschini e… Lorenzo Jovanotti Cherubini. Si, avete capito bene, Jovanotti che, per carità, è un bravo artista, racconta Berlinguer come potrebbe fare qualsiasi ragazzo informato e accorato, senza avere un pregio di comparsa. In questa costruzione pop e forzosa, stonano le lacrime di Napolitano su cui si indugia troppo e una nostalgia che sembra raccontare la fine della sinistra italiana che, dopo quell’uomo che piaceva a destra e a sinistra, non è mai riuscita a rialzarsi.

Manca inoltre quello che è il cuore di questo politico che portò il partito comunista italiano a raccogliere più di 11 milioni di voti: la stima, l’amore transpartitico. Per Berlinguer non votavano solo i comunisti, non solo la sinistra, ma il centro, i delusi, i distanti. Nel documentario mancano contributi che rappresentino questa trasversalità del Pci negli anni 70-80: a sfilare ci sono solo esponenti della sinistra e nemmeno uno della vecchia DC di quel compromesso storico che scandalizzò il mondo, fatta eccezione di brevissime interviste a Luigi Bettazzi e Arnaldo Forlani più orientate a essere strumenti narrativi che racconti e opinioni personali. Un montaggio da power point disturba, con queste foto che entrano in dissolvenza o a scorrimento, dando un ritmo ridicolo ad un tema alto. Appare quindi fortuita la partecipazione della grande voce di Toni Servillo per Berlinguer e Sergio Rubini per Pierpaolo Pasolini.

Un’occasione mancata quella di Veltroni, che arranca in un pre-finale alla Voyager di Giacobbo con la barca a vela che s’incaglia alla barriera corallina alla morte del politico, dimenticando che quello che sta cercando di girare è un documentario; e la mancanza la si avverte alla fine, quando, nonostante tutto, ci si commuove davanti quel corteo funebre che aveva paralizzato Roma nel 1984 e che mio padre raccontava con gli occhi lucidi.


0 0 vote
Article Rating