In una fotografia cupa, i bianchi sbocciano alla debole luce di lampade da campo, mostrandoci fin da subito una ragazzina che si muove in case di latta e tra oggetti galleggianti, insieme al suo papà. Vivono nella Grande Vasca, una zona della Florida devastata dalle continue alluvioni che seppelliscono ricordi e case. La grande diga – che come un muro li taglia fuori, dice Hushpuppy – serve a preservare il Mondo Asciutto e a tenerlo ben separato da quel mondo fatto di acqua e resistenza. Il Mondo Asciutto è uno strano mondo, il padre lo descrive alla figlia come un luogo, dove le persone vivono, ironicamente, in grandi bolle per pesci tenendo tutte le cose importanti a debita distanza: i bambini sono tenuti lontani da sé lungo una cesta con le ruote e il pesce intorno a bastoncini. È un mondo del distacco, dove non c’è passione; mentre la Grande Vasca è un posto vivo, che esplode in stelle filanti e fuochi d’artifico, dove bambini scalzi ridono e persone che hanno poco o niente si aiutano l’un l’altro. Loro non vogliono lasciare la loro casa, la vogliono difendere, anche se difenderla vuol dire doversi trovare in un camion galleggiante. Nella Grande Vasca le donne raccontano storie la sera e i graffiti di animali selvaggi sono tatuaggi sulla carne, da toccare con la punta delle dita.
Hushpuppy vive lì col suo papà in un rapporto tutt’altro che semplice. Una vita complessa porta quel padre solo, a lottare contro i cataclismi e la mancanza d’una madre. Così inventa storie poco razionali ma piene d’amore, litiga con la figlia, l’allontana e poi la stringe ancora più forte, le insegna a pescare, a vivere con la natura perché un giorno – e i papà certe cose le sanno – sarà lei il Re della Grande Vasca e lui non sarà lì per sempre.

Un film emozionante, che con un budget piccolo riesce a costruire la narrazione di grandi emozioni. Il tema ambientalista si riallaccia a doppio filo alla doppia natura umana: quella che tiene lontana da sé i propri simili e quelli che li tengono così vicini da celebrarne la morte cantando e ballando, in una parola vivendo. La sceneggiatura è tutta una lunga poesia recitata dalla talentuosissima protagonista, la giovanissima Quvenzh Wallis.
Attraverso lo sguardo di una ragazzina le difficoltà diventano un’avventura, un’avventura che un giorno verrà raccontata ai posteri che conosceranno Hushpuppy della Grande Vasca. Nella fantasia della ragazzina, o meglio nella sua realtà, le proprie paure, questa natura incontrollabile che falcia tutto ciò che si è costruito prende le forme di grandissimi animali preistorici e fantastici che assomigliano a cinghiali, in una via di mezzo tra i vendicativi cinghiali di Mononoke e le melanconiche bestie selvagge di Spike Jonze. Un percorso di riappacificazione con i propri limiti e la propria luce, dove l’umano affronta e prende contatto con quanto prima lo faceva scappare.
In un mondo spesso inspiegabile, dove la natura è nostra amica e nostra nemica, dove nostro padre è mortale e fragile e non il re invincibile che credevamo, dove perdiamo le persone care e ne troviamo di nuove dietro insospettabili sconosciuti, dove l’amore è gratuito e anche il dolore lo è, lì, noi troviamo il nostro posto. Di questo grande universo, noi ne siamo una piccola, fondamentale, preziosa, parte.

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