La marchesa Merteuil riceve il conte di Valmonte, suo ex-amante e compagno di giochi. Di giochi spietati dove sentimenti, sesso e spregiudicatezza sono le armi più affilate da usare. Fin dove si spingeranno gli intrighi degli annoiati sangue blu? Fino al loro stesso costato.

Frears sceglie una struttura narrativa classica, basandosi sull’adattamento teatrale del compatriota Hampton che firma la sceneggiatura, elegante e complessa. L’erotismo delle scene è costruito dal movimento di macchina fluido in brevi carrellate dall’alto al basso e dalle inquadrature – di pochi secondi – pruriginose. L’erotismo non è la firma, ma lo è la raffinatezza. Con costumi di scena premio Oscar che strizzano le tettine più piccole nella bramosia di una relazione pericolosa, giacche in velluto da colori scuri e orli merlati mai canditi come la morbosità, sono più che abiti. Sono il dipinto, impietoso, di una nobiltà annoiata e perversa, dove il desiderio del controllo (e non del piacere o dell’amore) sono il padrone di quegli animi induriti. Anche la fotografia è così cupa: l’ambientazione è strategicamente tutta racchiusa in luoghi chiusi. È tra pesanti tendaggi e pareti damascate che si compiono gli atti osceni – e non mi riferisco a quelli sessuali – di menti avvizzite che sotto l’orgoglio seppelliscono il barlume della ragione e del sentimento Austiniano.

Un cast regale è il mezzo più potente della narrazione: John Malkovich costruisce un conte di Valmont dai gesti controllatissimi e il sorriso incontrollato, che serpeggia sulle sua labbra fini per cancellarsi solo nei primissimi piani finali, che dalle labbra salgono agli occhi, in uno sguardo profondo e perso. Glenn Close è la gelida marchesa Merteuil che ci appare sempre statica, in una mimica minimale e lo sguardo affilato e poi la scomposta Madame de Tourvel che nella virtù e nell’amore è appassionata con una Michelle Pfeiffer che si strugge in occhi lucidi e labbra tremanti. Una parola d’economio anche ai giovanissimi Uma Thurman e Keanu Reeves, le giovani pedine e accomodanti carnefici insieme, che portano in sé una riflessione profonda sulla banalità del male.

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