Revenant è la storia di uomo che combatte ben oltre lo stremo delle proprie forze per vendicare la morte del figlio. In un duello prima tra Natura e Uomo e poi tra Uomo e Uomo, Glass sconfigge la morte pur sempre a un passo da questa, ispirato dal ricordo della moglie, dall’amore per il figlio e da un Dio verso cui alza spesso gli occhi quando è oppresso a terra.
Alejandro Iñárritu sceglie di raccontare nuovamente le vicende di Glass (Uomo bianco va’ col tuo Dio, 1971), ma finisce per confezionare un film noioso e pretenzioso. La bellezza della fotografia di Lubezky non basta a salvare un film troppo lungo che stagna nel desiderio di Iñárritu di erigersi come ultimo baluardo del cinema messicano. Così il film è un processo di santificazione dei nativi americani – anche l’eroe è per metà nativo – e i conquistadores sono ammantati di tutta la crudeltà del genocidio d’America. A sottolineare ciò, il personaggio di Tom Hardy, l’antagonista, afferma nazistamente che “God is with us”. La conseguenza è che i personaggi secondari sono appiattiti da un’eccessiva semplificazione, dove gli indiani d’america sono tratteggiati come saggi e la moglie appare come una madonna tra i rami, mentre i conquistadores oltre che cattivi – molti erano semplicemente uomini caduti in disgrazia nel Vecchio Continente o poveri – anche primitivi.

Colpito dalla maledizione dell’Oscar, uno dei registi più talentuosi della sua generazione, s’inginocchia in un film manieristico, quasi eco dei suoi precedenti. L’arabesco dei piani sequenza si perde in un tempo che si dilata e langue, l’ironia del regista messicano è spenta dal freddo delle nevi, e le scene di lotta cercano tecnicamente di essere più action che epiche. Un film discreto, certamente valido, ma che mi riempie la bocca di risentimento quando il regista è Iñárritu, con un cast così alto e un budget decisamente cospicuo.
Forse Leonardo di Caprio finalmente vincerà l’Oscar. In un’interpretazione praticamente muta, è la spina dorsale del film, insieme a un Tom Hardy di un talento accecante. Il ruolo sicuramente è da Academy, ma trovo vergognoso pensare possa vincere l’ambita statuetta per questo ruolo piuttosto che per le sue interpretazioni in The wolf of Wall Street, The aviator o Buon compleanno Mr. Grape.

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