Luke è scomparso. A un droide è stata consegnata la mappa che indica dove trovarlo da cui si scatena un’epica caccia al droide tra Resistenza e Primo Ordine, la forma di riorganizzazione paramilitare dell’Impero.
Realizzare un nuovo capitolo (o una nuova trilogia, chissà) della saga più amata del pianeta non è una cosa facile, anche se sei J.J. Abrams e hai già dimostrato di sentire la Forza nerdica per riesumare – letteralmente – Star Trek. Dopo la deludente nuova trilogia  realizzata dallo stesso George Lucas, J.J. Abrams riesce a tornare allo spirito goliardico e fantasmagorico della trilogia che aveva fatto innamorare il mondo intero del piccolo Luke Skywalker. Epico, divertente, ma soprattutto si tratta di un grande omaggio a chi è cresciuto con le corse degli sgusci: si cita, si celebra e si prende anche in giro attraverso gli storici Han Solo e Leiadecisamente avanti con l’età. C’è chi, per questo, accusa Abrams di aver messo in piedi semplicemente un grande remake, ma io non sono d’accordo. Pur mantenendo intatti gli stilemi della trilogia, Il Risveglio della Forza si dimostra in grado di rinnovarsi con nuovi personaggi principali che segnano – che vogliamo ammetterlo oppure no – una nuova era di valori cinematografici.
I protagonisti, infatti, sono un uomo di colore e una donna, dove quest’ultima non è una principessa, una madre o una zia gentile, ma niente di meno che una pilota e una combattente. Il personaggio di Finn è assolutamente inedito. Finn ci permette per la prima volta di vedere oltre il casco bianco degli assaltatori e vederne il volto umano, le paure e i desideri. Si tratta di uno stormtrooper che non sono riusciti a omologare: è il simbolo della scintilla umana che si ribella all’orrore della dittatura. Però, Finn sa essere anche molto di più. Nell’era del successo di Donald Trump negli USA, di Marine e Marion Le Pen e della Lega Nord di Salvini; porre un protagonista di colore è un atto a modo suo rivoluzionario. Le proteste, in America, non sono tardate ad arrivare negli ultimi mesi rendendo visibile un crescente odio razziale.
Allo stesso modo Rey è il primo personaggio femminile in Guerre Stellari a sentire la Forza. Bisogna dire che Star Wars è sempre stato emancipatore per i ruoli femminili, non solo vestitissimi, ma anche con una caratterizzazione e una cazzimma – gergo tecnicissimo – non indifferente. Rey però è una ragazza che vive da sola, che si procura il cibo da sé, che combatte e si sa difendere, ma che soprattutto è in grande di tenere testa al Lato Oscuro in un combattimento tra pari che mi ha fatto innamorare.

Star Wars è stato un tuffo nel passato, ma pieno di elementi che prendono respiro nel futuro, un futuro dove si è liberi di diventare un eroe, non importa da dove si proviene o come si è.

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