Per Jack il mondo è una stanza. Si alza e saluta il suo mondo: buongiorno al lavandino, buongiorno al letto, buongiorno all’armadio. In realtà il mondo esplode oltre la casetta nel giardino, ma Jack non lo sa. Ma ha costruito un piccolo mondo per lui, fatto di una finestra nell’alto della stanza. Non gli ha mai spiegato che a diciannove anni è stata rapita e segregata dall’uomo che la stupra regolarmente, suo padre.
Jack però adesso ha compiuto cinque anni è grande e può sapere la verità, una verità che rivoluzionerà – è il caso di dirlo – il suo mondo.

Room è un film intimo e delicato, in punta di piedi ci atterrisce e ci commuove, tratteggiando con eleganza i dramma profondi dei protagonisti. Old Nick, lo stupratore, lo vediamo attraverso le ante dell’armadio da cui lo spia Jack, lo vediamo illuminato dalla luce traballante della stanza senza mai sapere il suo vero nome. Quello che gli hanno dato i suoi prigionieri è un soprannome apparentemente innocuo, come apparentemente tranquilla può sembrare la vita delle vittime. He doesn’t look like the TV guy with a beard and horns and stuff – in una battuta capiamo da dove il soprannome viene: Jack identifica quell’uomo cattivo con un essere visto nella televisione, lì da dove proviene ciò che non è vero, una specie di diavolo.
Interpretazioni intense – soprattutto quella di Brie Larson – , emozionanti, che ci lasciano affranti in un film intensissimo. Il dolore è ben oltre quella porta sulla libertà. Ce ne accorgiamo appena l’esile Jack scruta quel mondo così grande. Quali sono le conseguenze di vivere la propria vita in una stanza?  Così non c’è veramente gioia oltre quella porta, e le ombre cadono pesanti su quella bambina che è dovuta diventare donna e madre. Perché, quando ha partorito Jack non l’ha dato a Old Nick perché lo abbandonasse e potesse avere, così, una vita normale? Non voleva forse il meglio per lui? La risposta la conosciamo, dolenti, eppure non riusciamo a condannare quell’esile forte ragazzina che s’è aggrappata all’unica cosa bella che aveva nella stanza.
Quanto si può amare il frutto della segregazione e dello stupro? Quanto può amare una madre?

La vita non è semplice. Un dramma particolarissimo ci ricorda le difficoltà universali, turbandoci ben più profondamente di quanto ci appare durante la visione e ci chiede se noi apprezziamo il nostro mondo. I colori, l’aria, la terra che calpestiamo. O viviamo in una stanza?

0 0 vote
Article Rating