Pamela Travers è una donna austera, con i cappelli corti composti e lo sguardo duro. Anche il rossetto rosso, come una virgola, è soffocato quasi dal gesto di stringere tra loro le labbra. Incredibile che dal suo cuore e dalla sua mente sia nato il personaggio amato in tutto il mondo di Mary Poppins. Walter Disney ha fatto una promessa alle sue bambine: realizzerà un film sul loro personaggio preferito, ma per farlo deve convincere Pamela, o per meglio dire, la Signora Travers come lei puntualizza continuamente.

 Il film si snoda apertamente sul confronto tra le due personalità totalizzanti di Walt e Pamela, che appaiono diametralmente distanti, se non uniti dall’amore per la tata inglese più famosa di sempre, con un cast spettacolare dalla Thompson a Tom Hanks, passando per Colin Farrell, Paul GiamattiJason Schwartzman. La scrittrice si trasferisce temporaneamente nella solare California – altro elemento in contrasto con l’elegante Inghilterra, che per altro ci appare sempre in interni tappezzati e tazze da thè in ceramica – per supervisionare la sceneggiatura e l’ideazione del film, di cui sembra aver infine concesso riluttante, i diritti. Il motivo sono i soldi, che come un’ombra si allungano su tutta la narrazione inghiottendo i momenti di gran respiro e gli spazi sterminati e luminosi della terra del sole: hanno preso tutti gli spazi, avidi. Arcigna e puntigliosa, Pamela sembra soffrire di ogni eccesso di Walt Disney, dal cibo sovrabbondante, ai peluche enormi che ne affollano la stanza, ai toni fin troppo allegri nel trattare la sua creatura letteraria. Quello che avviene davanti sguardo dello spettatore è un capovolgimento emotivo fortissimo: tutti abbiamo visto Mary Poppins della Walt Disney, tutti ne abbiamo cantato Supercalifraginidichespiralitoso, e vedere, ora, sullo schermo, la fredda resistenza dell’autrice ci contraria e ci delude. Nello sguardo profondo e maestoso di Emma Thompson riusciamo, però, a leggere una storia nella storia. L’immaginazione, infatti, nasce da ciò che è vero.
           Allora sono campi di grano, lenzuola stese ad asciugare bianchissime in un sole pieno, bambini che corrono, che ridono. Una donna, affaticata e stanca, si trascina bellissima eppure praticamente già vecchia nel suo corpo adolescenziale, verso il porticato di casa. La sua giovinezza sembra essere stata rubata dal marito, un adulto che, invece, appare un bambino, vivendo senza regole e senza impegni. Dietro quel sorriso tanto amato dai figli, si nasconde però qualcosa terribile: l’alcolismo. Pamela ama alla follia sua padre e lo ama anche quando ne capisce – come solo i bambini possono – il problema che distrugge il suo lavoro, la sua relazione e la sua salute. È lei la complice inadeguata per bere un altro sorso, è davanti a lei che frana il modello perfetto e irraggiungibile di suo padre, l’unico uomo che può sorreggere il mondo intero sulle sue spalle. È un dolore indescrivibile quello di guardare quel titano, il nostro titano, crollare sotto il peso della dipendenza, che lo consuma nel suo letto, mentre la moglie si spezza sotto il pianto e la fatica. È quello il momento in cui arriva Mary Poppins nella sua vita, la sua zia dall’enorme borsa in tappezzeria, che apre le finestre e fa entrare la luce in quella casa così buia.
            Mary Poppins non arriva a salvare i bambini, ma i genitori in difficoltà, lontani dall’amore e dalla famiglia, che si sono persi nei soldi di una banca in fallimento e l’alcolismo. Così Pamela e Walter si ricongiungono nel punto che condividono senza saperlo: un viscerale amore paterno, lo stesso che porta Walt a insistere per i baffi al protagonista, dettaglio che invece la scrittrice in un primo momento confonde per autocelebrazione. Due universi si scontrano, due vite di toccano.

 
Un film intenso che mi porta a commuovermi e a rivedermi fin troppo in quell’algida Pamela Travers, che forse aspetta solo qualcuno che la faccia ballare e perdonare se stessa, e che, almeno tra le pagine dei suoi libri può – allora – salvare suo padre.

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