India compie diciotto anni e il giorno del suo diciottesimo compleanno il padre muore misteriosamente. Si trasferisce in casa lo zio fino ad allora sconosciuto, in un nuovo triangolo familiare composto da India, la madre e lo zio. Bellissimi, tutti e tre, mostruosi, tutti e tre.

Un film di una potenza visiva trasbordante che in sovrannaturali cambi scena, come i capelli che vengono pettinati che diventano un campo mosso dal vento, Chan-Wook costruisce un film di formazione dai toni macabri e pulp, in un un film forte e robusto. La fotografia sensazionale di Chung-hoon Chung, dipinge dei quadri mozzafiato in un’estetica della crescita, della ricchezza e del terrore. Racchiude in alcune immagini interi significati del film, come un’India rannicchiata tra tutte le sue diciassette scatole di scarpe uguali, una per ogni compleanno, che racchiude il senso del contenimento affettuoso del padre verso la sua natura. Questo il tema cardine, custodito nello scrigno della frase che apre il film, inizialmente criptica: Proprio come un fiore non sceglie il proprio colore, noi non siamo responsabili di ciò che diventiamo. Solo dopo averlo realizzato saremo liberi. E diventare adulti, è essere liberi.

Su un doppio filo si intesse il racconto di tre diverse genitorialità: il padre che comprende la natura psicopatica di India e cerca di contenerla, la madre che voleva qualcuno che la amasse e la odia perché non è così ed esplode nella frase – tu avresti dovuto amarmi! – e lo zio che la esalta e porta a maturazione. Emblematico il diciottesimo paio di scarpe, donate dallo zio e non dal padre. Invece delle scarpe basse e infantili, un paio di fulgide scarpe rosso scuro, con il tacco. La consapevolezza di donna, della propria sessualità. 

Il sesso è prorompente. Si incrocia tra sesso e morte, la vicenda, rendendo ancora più chiaro il tramite della violenza (estremismo dell’accettazione del sé) come accettare se stessi. La scoperta della sessualità, il tramite con la madre, i desideri, le aspettative.

Morbosi, incantati e anche smarriti arriviamo all’epilogo finale, assistendo increduli e ammaliati all’ingresso di India nell’età adulta. Park Chan-wook (Old boy, Lady Vendetta) firma un altro capolavoro, dove riesce a raccontare l’intricata complessività della crescita sotto molteplici aspetti nella forza dell’omicidio e nelle tinte del sangue. Con soli tre attori principali, tra colossi che tirannicamente sorreggono tre performances impegnativissime con un talento straordinario troviamo Mia Wasikowka, Nicole Kidman e Matthew Goode. Superbi, incarnano in ogni sfumatura di pelle e di sguardi le parabole dei loro personaggi caratterizzandoli in una struggente estetica del mostro.
Suspence, bellezza, desiderio.

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