Merida è l’indomita principessa di Scozia. Una ribelle, un cuore libero. é giunto però il tempo per lei di prendere marito, e per questo il re suo padre ha organizzato una Giostra dove i tre esponenti dei clan più importanti di Scozia si contendono la mano della giovane. Merida però non è la solita principessa, lei è padrona del suo destino e gareggerà per ottenere la propria mano, la propria indipendenza.

Il racconto si sviluppa sulla traccia narrativa del conflitto generazionale, dove l’indipendenza e forza di merdia si contrappongono alla remissività e rispetto delle regole della madre. La ribelle, in questa maniera, non si contrappone solo all’ordine prestabilito e alle tradizioni cioè al mondo degli uomini, ma anche alle donne che l’hanno preceduta. Merida è un’Antigone moderna che si struttura non solo in rottura con polis per il ruolo assegnato alle donne, ma anche contro le donne che l’hanno resa possibile. Loro, più degli uomini, l’hanno tradita, loro che sarebbero dovute essere i suoi alleati più forti.

La Pixar non smentisce mai la sua potenza visiva e l’ eccellenza degli animatori e grafici. Basta sofferarsi sulla chioma rossa della principessa irlandese per comprendere la bravura del team di grafici a cui ci troviamo dinanzi. Paesaggi che entreranno ben presto nella nostra fantasia comune, che ricordano molto (o forse citano volutamente) i campi lunghissimi di Braveheart che raccolgono cielo e terra in un movimento di macchina preciso e imponente. Così come la colonna sonora bellissima,a cura di Patrick Doyle (Carlito’s way, Hamlet, il diario di Bridget Jones ndr), nella cui versione italiana Merida viene interpretata da un’ altra chioma rossa: Noemi.

The Brave omaggia, inoltre, prima velatamente e poi in amniera più diretta Steve Jobs con la casata MacIntosh e poi in dolcissimi titoli di coda dove si ringrazia il maestro. Steve Jobs infatti nel 1986 acquistò la Pixar che si concentrò sulla realizzazione di cortometraggi animati al computer e fu con lui che riuscì a sfondare con Toy Story, il primo film d’ animazione realizzato completamente al computer.

Un film tiuscito a metà, nella sua intenzione di rivendicazione femministadove la forza della prima parte si scontra con la banalità della seconda. Una relazione madre – figlia che langue nel suo deus ex machina, scontato e incapace di stupirci davvero. Una dolce favola sul potere delle principesse, ma che Mulan quasi ventanni fà, aveva saputo raccontare con molta più coerenza narrativa.

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