Solo un nero può dire la parola “negro”.- questo mi fu detto da bambino e oggi, seduto al cinema per the Butler di Lee Daniels, ho capito perché. Negli ultimi tempi c’è stata una fioritura nel cinema del tema della schiavitù del popolo africano in America. Parlarne è facile, ma commuovere qualcuno, profondamente, è un’altra storia.
Lee Daniels racconta la storia della sua gente con amore, fierezza e una certa rabbia che mi aveva colpito in Precious e mi affonda adesso. Ho seguito l’intero film in un perenne stato di emozione e commiato e la commozione, liberatoria, desiderata e angosciata, è arrivata solo alla fine, in una frase che mi ha lasciato esausto:

Gli Americani parlano sempre dell’olocausto. Ma i campi di concentramento ci sono stati anche in America. Per 200 anni.

Probabilmente la frase non è precisamente questa, ma mi è rimasta impressa. Lee Daniels attraversa la storia degli U.S.A. e dei suoi presidenti raccontando la condizione dei neri d’America, attraverso tutti i suoi personaggi, ognuno tramite di un importante testimonianza. Fosse anche per una battuta, un cenno, uno sguardo ogni singolo attore è stato in grado di restituire un mondo e non solo attraverso il commiato, perché Daniels non si sottrae alla critica, all’insolenza e ha l’ardire di rischiare tutto mettendo sulle labbra di Reagan, uomo politico molto controverso, parole forti senza la paura di mostrare un aspetto insolito dell’uomo che ha smantellato lo Stato Sociale americano.
Con un cast strepitoso, eccezionale. Nel senso di fuori dall’ordinario, vince una scommessa ambiziosissima prendendo il meglio di due mondi che partono separati e finiscono per ricongiungersi, come due braccia dello stesso corpo. Nessuno degli attori (o attori d’eccezione) del cast è stato da meno: Forest WhitakerJohn CusackRobin WilliamsJane FondaMariah Carey,Lenny KravitzAlan RickmanCuba Gooding Jr.,Oprah WinfreyAlex Pettyfer. Da standing ovation e il tutto senza l’esasperazione di una drammaticità ricercata, tutto mixato, con freddezza spietata, con frammenti di cinegiornale o telegiornale, per sbatterti in faccia che è tutto vero.

Magniloquente, elegante. Un film che non è per tutti e ha il coraggio di inchinarsi con eleganza senza gli eccessi che solitamente richiama il genere.


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