Parlare dei film che ti toccano nel profondo è difficile perché non riesci a scindere i tumulti del cuore. The Detachment mi ha costretto a guardare alcuni frammenti della mia vita da un altro punto di vista, esterno e lucido.
Henry Barthes, interpretato da un Adrien Brody perfetto e travolgente (paradossalmente), è un supplente. Il suo status di supplente è il simbolo della sua vita emotiva nomade che non si lega mai del tutto a qualcuno o a qualcosa, che nel distacco trova una triste salvezza. Henry Barthes insegna letteratura e deve far supplenza in un liceo abbandonato alla legge degli studenti, fuori controllo, fuori educazione. Un liceo, una classe, reso icona del sistema dell’istruzione americana (e non solo) dove gli insegnanti lottano con studenti disinteressanti, abbandonati dai genitori. Le parole di Barthes feriscono come coltelli: chi salva questi ragazzi dai loro genitori? Gli insegnanti ci provano, frustrati da un governo che non li appoggia, che pensa ai numeri e al valore immobiliare del caseggiato. Ogni ragazzo salvato gli assicura di poter dormire la sera, in un letto vuoto, o in un letto occupato da una moglie che non ti vede, non ti ascolta. Esistenze solitarie e precarie, quelle degli studenti come quelle degli insegnanti, tanto vicini e tanto lontani.

La regia di Tony Kaye è superba ed elegante, in sequenze fluide interrotte da piccole animazioni di gesso stridente o da flash back che come ricordi galleggiano e vengono soppressi dalla mente del supplente. La voce fuori campo di Adrien Brody accompagna e narra fatti al presente declinati al passato, in una magistrale rappresentazione del distacco profondo che vive e crea. La fotografia in toni caldi si scontra con le fotografie e disegni in bianco e nero di Meredith, con il gesso degli intermezzi con un effetto estraniante e passivamente violento. Una composizione della fotografia struggente, in una narrazione simbolica e potente che come la descrizione di Edgar Allan Po non descrive situazioni, ma racconta stati d’animo.
Un cast eccezionale, all’altezza di un compito arduo con Lucy Liu, Sami Gayle, Christina Hendricks, James Caan, Bryan Cranston. Incantano e intristiscono in una storia poetica e malinconica sulla famiglia, l’istruzione, il suicidio e il bisogno di affetto. Quest’ultimo, come un fil rouge della narrazione stringe a sé in infidi nodi le storie umane di ogni singolo personaggio, inequivocabilmente segnando il bisogno dell’uomo del riconoscimento affettivo e dell’amore. Anime spezzate dalla mancanza, alcune per sempre, altre salvate come lo stesso Henry quando finalmente si ri-conosce nella fotografia di Meredith e il suo volto diviene fuori fuoco sullo schermo come sulla carta fotografica per risorgere tra le braccia di una ragazzina che salva e lo salva.

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