Alyssa e James sono due adolescenti che si frequentano nel tentativo di fuggire alla propria vita.  James ha assistito al suicidio della madre e da allora si è chiuso in un bozzolo di dolore e solitudine mai esploso che lo ha portato a credersi fermamente uno psicopatico. Uccide piccoli animali e ora vuole provare a uccidere un essere umano. Alyssa è stata abbandonata da un padre cannaiolo e debosciato, ed è cresciuta con la madre che si è risposata con uno stronzo che la molesta. Insomma, hai due vita di merda. Decidono, insieme, di partire per un viaggio.

The end of f***ing world è una serie pulp che rientra nel genere della dark comedy. I personaggi stereotipati appena usciti da un film indie prendono una deriva inaspettata e ci raccontano e ricordano quanto abbia fatto schifo essere adolescenti. Tra piccoli dolori e grandi catastrofi, Alyssa e James fuggono dalle loro famiglie e le loro vite, entrambi alla ricerca di qualcosa che possa dare il senso giusto alla loro vita. Questo elemento desiderato cambia due volte nella prima stagione: per James si passa dal voler uccidere qualcuno a voler proteggere qualcuno; per Alyssa da scappare dalla propria famiglia a volere delle radici. Si tratta in fondo dei grandi viaggi interiori dell’adolescenza che senza spargimento di sangue, ma con gran spargimento di rabbia e lacrime, viviamo o abbiamo vissuto in giubotti oversized e patatine fritte come pasti.

Con una colonna sono perfetta e una fotografia sempre in linea con un gusto adolescenziale che cita da the Breakfast Club, Bonnie e Clyde, Una vita al massimo e Submarine; ci ritroviamo in un road movie che ci porta dritti a quel luogo doloroso e struggente dove abbiamo conservato gli anni più complicati e profondi della nostra vita. Quel periodo che ci ha reso chi siamo e i cui sogni e incubi scriveranno chi saremo.