In un mondo lontano – o forse non troppo – le regole della città impongono che si sia sempre in coppia. In caso contrario si sarà deportati in un hotel dove, attraverso un percorso riabilitativo, si avranno quarantacinque giorni per trovare un nuovo compagno o compagna. In caso contrario, si sarà trasformati in animale, nell’animale che si preferisce, e cercare la felicità coniugale in tal modo. È proprio in questo hotel che si ritrova David, cui viene comunicato che la moglie lo ha lasciato per un altro partner.

Yorgos Lanthimos realizza un film distopico denso e ansiogeno, dove la nostra società ossessionata dai rapporti viene portata all’estremo. La colonna sonora perfetta ed alienante, da commedia romantica d’altri tempi e una fotografia delicata e desaturata porta lo sguardo in un mondo spiazzante. La solitudine è demonizzata così come le diversità, come ci arriva in una virgola di sceneggiatura, quando David vuole inserire la voce bisessuale, ma il sistema non glielo consente: deve scegliere o eterosessuale o omosessuale. Così, a sostituire le app per incontri, la società di è formalmente organizzata per bandire la solitudine, e non importa che tu sia felice o innamorato, ciò che importa è che tu sia in coppia. Sempre.

In questo filo narrativo emerge, di contro, il gruppo dei solitari, ovvero coloro che vivono come fuorilegge , fuori dalla città e dalle sue regole. Ma se in un primo momento questi ci appaiono l’opposto salvifico alle rigide e goffe regole della civiltà, poi si rivelano come l’altra faccia della medaglia di un’ossessione. Ai solitari è proibita qualsiasi forma di accoppiamento, pena la mutilazione o peggio, in una profonda morbosità violenta legata ai rapporti. Così si contrappongono tra loro i due mondi speculari dell’ossessione delle coppie dei messaggi di gruppo con le foto dei bambini ostentanti felicità, al mondo dei single che ostentano libertà e indipendenza.

Paradossalmente, di Amore non c’è traccia né nella società dele coppie, né in quella dei solitari. L’amore dimora illegale e incontrollato, fiorisce tra gli sguardi e i codici, divampa tra le foglie e soffoca il terreno.

Un amore che rende ciechi. Un amore per cui siamo pronti ad accecarci. Perché l’amore non si sceglie, forse, né di trovarlo né di rifuggirlo.

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