Mark Zuckenberg è un ragazzo iperattivo, con una decina di disturbi comportamentali, intelligentissimo e anche un bel po’ stronzo. Dopo essere stato scaricato dalla ragazza, ubriaco e decisamente incattivito, crea una piattaforma internet facemash su cui fa scontrare su votazione le diverse ragazze del campus. Nel giro di 22 ore tutti si sono loggati e hanno espresso il loro voto facendo saltare il server del college. Così, dei ragazzetti bene della sua università gli propongono di essere il programmatore di “HarvardConnection” un social network per gli iscritti di Harvard. Mark “adatta” la loro idea a the Facebook che co-fonda con il suo unico amico Saverin.


Attraverso flashback scaturiti dai processi di Mark Zuckenberg con, rispettivamente, i ragazzetti di Harvard e con Severin si ripercorre, come un thriller la cui storia e il colpevole già conosciamo, le vicende del più giovane miliardario della storia. Fincher firma la pellicola con la sua regia fluida ed elegante, con Jeff Cronenweth come direttore di una fotografia con tinte bluastre da filtro Instagram che accompagnano e rendono significativo l’elemento visivo. A sostenere, titanico, la pellicola è Jesse Eisenberg in un’interpretazione “epilettica” e forte, adolescenziale, infantile, piccata di una delle più grandi menti del nostro tempo.

Fincher costruisce un’epopea epica dove colui che ha dato alla parola “amico” nuovi significati e luoghi, alla fine è rimasto solo. Aveva solo un vero amico e alla fine ha allontanato anche lui in favore di un milione di amici su Facebook.

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