America, Nixon è al terzo mandato e le strade sono sporche e decadenti. Un uomo precipita da una finestra, infrangendola e il sangue macchia il suo ‘sorriso’. Il Comico è morto. Rorschach ne è disturbato, crede sia solo il primo della lista. Qualcuno vuole ucciderli tutti.
Dal fumetto bellissimo di Alan Moore e Dave Gibbson (dove quest’ ultimo collabora alla realizzazione del film), Snyder ne traspone un film rozzo e appassionato. Non viene meno ai dettagli di fedeltà al fumetto, macella e incolla alcune delle più belle canzoni del nostro secolo e le pone come unico commento di alcune scene, creando, con il loro testo, vere e proprie didascalie.


I supereroi sono privi di superpoteri, tranne Manhattan ovviamente. Sono sporchi e pieni di lati oscuri, sulla linea sottilissima che divide i buoni dai cattivi. Scene violente, grezze, di sesso rendono omaggio a Moore non tralasciando mai i dettagli cruciali ignorando, volutamente, che questo sia un film e quindi rivolto al grande pubblico. E proprio così Snyder si affranca agli occhi dell’ appassionato, che gli perdona l’aver cambiato il finale in favore di un lavoro ben fatto, che non ha paura di essere fortemente impopolare.

La fotografia di Larry Fong rende la pellicola una tavola di fumetto con neri ad inchiostrazione pesanti, linee nette, un sangue di un rosso così forte da sovrastare le scene. I colori acidi di questa New York corrotta e piegata, le tute dei supereroi che si sporcano e si strappano contribuiscono a costruire questa storia noir che anche nella fotografia rispetta gli stilemi del genere.


Lasciatevi andare ad uno dei pochi film sui supereroi promosso da chi i fumetti li legge, e godetevi i dialoghi. Grandi pezzi della sceneggiatura sono trasposizioni intonse della penna di Moore e sentirli con la voce di Jackie Earle Haley fa un certo effetto.