Se corri come un fulmine, ti schianti come un tuono.

Il posto aldilà dei pini (il titolo originale è, infatti, the Place beyond the pines) è un luogo simbolico nella vicenda, una zona in cui si allacciano i nodi della storia: è dove si incontrano Luke e Robin durante una corsa di cross, è dove Avery decide di non stare ai ricatti di DeLuca, è dove infine Jason scappa via in una corsa forsennata e liberatoria. Due generazioni legate tra loro indissolubilmente dalle azioni della generazione precedente vivono, sebbene in maniera morfologica e cronologica diversa, vite su binari paralleli che si annodano l’una a all’altra in uno spazio potente dove la vista non può arrivare, oltre i pini. Se non sono le colpe dei padri a ripercuotersi sulle vite dei figli sono sicuramente le azioni, le scelte, a farlo. Azioni che hanno avuto prima di tutto conseguenze su se stessi e sugli altri.

Luke il Bello è un motociclista bandito, si esibisce in un circo in spettacoli mortali con la sua moto, ma una sera scopre di aver avuto un bambino da Rosina e qualcosa cambia. Il cambiamento non è dato dal il legame tra lui e Ro, ma per il legame mai avuto con il padre, un padre violento. Vuole che quel bambino abbia un padre, vuole essere suo padre.
    Derek Ciafrance (Blue Valentine, ndr) costruisce una storia fedele al suo stile cioè una storia vera che priva melodrammi o momenti di falso eroismo, ci conduce nelle vite degli altri senza nasconderne umanità e problemi, contraddizioni, ma soprattutto non giudica mai i suoi personaggi. Con una regia convulsa che si fonde a pianisequenza puliti, con inquadrature originali e inusuali, ci regala palpiti di cuore in una città decadente e al contempo luminosa.
La fotografia di Sean Bobbitt è molto bella, varia al variare degli stati d’animo e del racconto: dai i suoi colori saturi della vita al circo di Luke, ai neri pesanti della vita da poliziotto di Avery che poi si diluiscono in tono acquerello all’acquisire potere e  di colpo s’incupiscono nuovamente, in un’adolescenza difficile, nel raccontare di Jason e AJ.

Allo stesso modo la colonna sonora cambia forma e sostanza al variare delle situazioni e ci sussurra la sua versione della storia. Le musiche sono curate da Mike Patton, frontman dei Faith No More,  – e che da un po’ di tempo compone e cura colonne sonore dei film come per La solitudine dei numeri primi – coniuga insieme stili diversi perchè racconta prima con la musica e poi con le parole vite diverse, ma soprattutto momenti diversi. Patton compone egli stesso le tracce fatta eccezione dei cinque brani non originali. Si tratta di artisti molto diversi per periodi di attività e generi: cinque come cinque sono i personaggi principali. Si va dal rock di Dancing in the Dark di Bruce Springsteen alla ballad scritta da Burt Bacharach e interpretata dai The Crylin’ Shames attraversando il folk di Bon Iver con The Wolves. Tra tutte però la più struggente è Ninna Nanna per Adulteri  composta da Ennio Morricone per Cuore di Mamma di Salvatore Samperi nel ’69. Un omaggio al cinema dichiarato.

Il cast, poi, si conferma magnetico. Ryan Gosling e Bradley Cooper  riescono a definire i loro personaggi in brevi cenni, con un Gosling mai così intenso, aiutati da Eva Mendes e il giovane Dane DeHaan (Chronicle, ndr) che mi ricorda moltissimo un giovane Di Caprio per la forza degli sguardi e l’emotività delle espressioni.
Come un tuono è un’opera complessa che mi ha lasciato affascinato nella sua maestosa struttura narrativa ad anello, che non sbaglia una virgola e sa emozionare con compostezza.

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