Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio.

 

Dal capolavoro indiscusso di Alan Moore e David Lloyd (di gran lunga superiore al suo adattamenti in pellicola), James McTeigue ne trae un film spettacolare in una sceneggiatura adattata per lui dalle sorelle Wachowsky (the Matrix). L’adattamento ha necessitato di un taglio netto di alcuni fili narrativi secondari e qualche volta cambiato alcuni dettagli per poter amalgamare tutto e non intasare la scena con troppi personaggi. Quello che però rimane intatto è la cosa più importante: l’emotività, la forza, il messaggio catalizzatore del ruolo delle persone nella politica contro la spersonalizzazione di quest’ultima, contro la tirannia di alcuni, le dittature, e la forza purificante e potente della volontà incrollabile del singolo. Mc Teigue costruisce il messaggio con una solida spettacolarità delle immagini grazie al bravissimo direttore alla fotografia Adrian Biddle (la storia fantastica, Willow, 1492, Thelma&Louise) che enfatizza e ricrea i tratti grossolani e dark di Moore con neri pesanti, rossi vivi come sangue fresco, bianchi che squarciano il buio ed ombre lunghe.

La musica è protagonista della storia quanto narratrice, curata da Dario Marianelli direi quasi debuttante allora nel panorama cinematografico. Un film potente, che si avvale di un forte team di effetti speciali, spettacolarità e potenza evocativa anche grazie agli indimenticabili monologhi. Hugo Weaving, Natalie Portman, John Hurt e Stephen Rea compiono il resto con interpretazioni emozionanti.


Un film che riesce nell’intento di rendere noto il capolavoro di Moore e, come V fa attraverso le tv locali, diffonde il messaggio attraverso i grandi e piccoli schermi del cinema e dell’home video. Un messaggio forte, inequivocabile sulla nostra assoluta responsabilità nei confronti della Storia, della Politica. Un uomo fa la differenza, insieme siamo inarrestabili.