Victoria è una cantante in miseria: ottenere un lavoro nei night club sembra impossibile ed è pronta a ogni espediente per poter anche solo mangiare! Sembra non esserci posto per lei nello show biz,  alla continua ricerca della novità e dell’esotico. Così gli viene un’idea: fingerà di essere un uomo che finge di essere una donna. Così nasce una stella, l’ammaliante ed effemminato Victor, in arte Victoria.

Questa la trama di questa esilarante commedia del Re del genere, Blake Edwards, perfetta in ogni tempo comico ed esaltata dalla bravura dei suoi interpreti, prima tra tutti Julie Andrews con un talento finissimo per recitazione e canto, coniugata da un grandeJames Garner. Tempi di regia fluidi con l’incantevole voce della Andrews e i costumi sontuosi di Patricia Norris.
Più che un film questo è una Cura, un Cura al malumore, alla pioggia, al freddo, alla tristezza e al perbenismo borghese. Blake Edwards non confeziona solo una commedia-musical, ma tra note e luccichii mostra una società insensibile e crudele, che ama ciò che è strano non come piena accettazione dell’altro, ma come fascino morboso per i freak, bramati e rigettati, come si evence dall’amore soffocato del boss per Victor. Diverso va bene, ma solo finchè sei sul palco, finchè sei famoso e sei di talento, una lezione che amaramente conosciamo tutti e che abbiamo appreso fin dai banchi di scuola. La scelta del frak di Victor-Victoria infatti mi ricorda un’altra grande star amata eppure esclusa: Marlene Dietrich, donna indipendente e di una forza incredibile, quella donna che – contro ogni moralità del tempo – indossò uno smoking da uomo e fumò un sigaro in una serata di gala. Provocazione che era rivendicazione di diritti e dignità.
Pienamente soddisfatti dal poter vedere integralmente le permormaces di Victor sul palco, si rimane abbagliati dai costumi di scena di Patricia Norris e dalle canzoni di una bellezza d’ altri tempi.

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